Assemblea per la sinistra al Brancaccio

Come era prevedibile, l’assemblea che al teatro Brancaccio di Roma, sull’onda dell’appello di Anna Falcone e Tomaso Montanari, ha fatto incontrare un frastagliato ma consistente mondo di sinistra, è stata per lo più ignorata dal dominante sistema politico-mediatico. La cosiddetta informazione si muove ormai da qualche decennio sull’onda tipicamente neoliberista dell’appetibilità di mercato della notizia, e/o del calcolo di quanto fastidio o vantaggio una notizia rechi agli interessi dei poteri di riferimento di questa o quella testata mediatica.
.Di significativo per questo c’è solo quello che il mercato, il gossip egemonico o qualche corposo interesse decide che tale sia. Le cose stanno così, non c’è da meravigliarsi e non ce ne meravigliamo. Ma neanche fingiamo di non vedere. Indifferenza, banalizzazione, riduzione a notizia di poco interesse è lo standard che accoglie le notizie provenienti in generale dal pensiero o da esperienze non conformi, fuori dai ranghi del pensare embedded. E dunque dalla sinistra fuori norma che ha dichiarato di non avere nulla a che vedere con il partito di Renzi e col centrosinistra che tutti tentano di resuscitare. Una sinistra che per questo è priva del magnetico fascino politico che esercitano sui mass media i giochi, i trucchi e le mosse alleanzistiche, infiammando quotidianamente i talk show e le testate che fanno opinione. Così del Brancaccio, nei pochi e scarni passaggi televisivi, se n’è parlato di sfuggita e confusamente, senza la benché minima preoccupazione di dare almeno qualche informazione degna di questo nome. A cominciare dalle ragioni dell’appuntamento romano e da chi si è fatto carico dell’iniziativa. Le ragioni in particolare sono serie e hanno a che vedere con quello che analogamente succede in altre parti dell’Europa, cioè il diffuso tentativo controcorrente di non far scomparire nell’irreversibilità del nulla l’idea che si possa ancora tentare di ricostruire forti e credibili riferimenti – idee, programmi, soluzioni alternative – di sinistra. Nelle intenzioni dei due promotori dell’appello, che vengono dall’esperienza del grande movimento che ha mandato in soffitta la controriforma costituzionale – Anna Falcone e Tomaso Montanari – la proposta al centro del loro appello è chiara. Ricostruire insieme uno spazio chiaramente di sinistra, uscendo dagli anacronistici arroccamenti e dalle incaponite biografie personali, che certo non aiutano a immaginare e reinventare la sinistra che oggi ci serve. Per questo occorre misurarsi sul campo, imparare di nuovo ad agire concretamente per “cambiare le cose del mondo” – bussola della sinistra, dovrebbe essere questa – con una semantica che oggi sia in grado di consentire positive esperienze di resistenza e alternativa. Non prevalentemente nelle aule istituzionali, dove per altro non cambi nulla se non sei capace di cambiare qualcosa nella società, ma appunto nella realtà delle vite delle persone, nei sentimenti umani di donne e uomini, nella voglia di giustizia e partecipazione che anima molte esperienze e che spesso sta dietro a molto rancore e insofferenza per la politica e i partiti, a molti abbandoni elettorali e, soprattutto, nel modo di guardare alla politica delle nuove generazioni. Ed è la semantica del “noi”, del “con”, dell’”in comune”, dell’”insieme”. Difficilissima anche solo da pensare nell’epoca che viviamo, che è quella della personalizzazione estrema, del narcisismo individualistico, della frantumazione di ogni vincolo sociale e relazione progettuale. Ma invece continua a funzionare, a ben guardare, dove e quando prevalgano l’idea e l’ostinazione di provarci, e molte vicende territoriali – anche elettorali, in questa importante tornata amministrativa – lo vanno confermando. Le politiche diffuse delle esperienze civiche, solidali, di cultura critica, di accoglienza dei profughi, di attivismo sui grandi temi ambientali, di movimenti e mobilitazione sui temi sociali più stridenti e le diverse e frastagliate iniziative che prendono vita un po’ ovunque, costituiscono oggi l’elemento non tattico e casuale ma costituente di una nuova sinistra. Dobbiamo saperlo ed esserne convinte/convinti. Come spazio da costruire, pratica viva da sperimentare, idea di cambiamento da immaginare. Serve una bussola concettuale che è già nelle cose, se le cose si tentano. E inventare pratiche nuove e sostenerle con la capacità intellettuale e la gioia sentimentale di nominarle come tali: anche da qui passa oggi la strada di positive dinamiche di cambiamento e di apertura del futuro. Su questo hanno insistito con la forza di argomenti pertinenti Anna Falcone e Tomaso Montanari aprendo l’assemblea di domenica e sul tema sono ritornati molti degli intervenuti al lungo meeting romano. Molti più uomini che donne e questa è una delle debolezze che va registrata, non solo come tale, ma come deficit politico a cui cercare rapidamente di porre rimedio proprio sul piano politico. Perché oggi è soprattutto dal mondo femminista e delle donne che vengono gli stimoli più forti alla politica, come in alcuni passaggi del suo intervento ha giustamente sottolineato Francesca Koch della Casa internazionale delle donne di Roma e come ci dicono le cronache del mondo di questo nostro tempo. Ma intanto – ed è l’altro decisivo aspetto dell’appuntamento – si è fatta chiarezza in modo che più chiaro non si sarebbe potuto fare, su che cosa oggi si debba intendere per sinistra. Lo ha affatto benissimo, distillando ad una ad una le parole, Tomaso Montanari nella sua lucida ricostruzione del come il neoliberismo abbia vinto in Italia. Ha ricordato passaggi canonici, date cruciali, nomi potenti che hanno deciso le cose, responsabilità dirimenti in capo alla sinistra italiana di quegli anni decisivi, che mutarono il segno della storia sociale culturale e politica, italiana ed europea. Un “j’accuse” senza scampo. Non è solo Renzi la causa. Dietro al partito di Renzi c’è una lunga storia, ci sono nomi e cognomi di esponenti della sinistra, come d’altra parte successe in tutte le storie europee della sinistra novecentesca. C’è una storia da ricostruire nei dettagli, per capire davvero a che punto siamo, e c’è una storia da reinventare, acquisendo ciò che ancora ci parla positivamente dell’esperienza della sinistra di allora – il tesoro della Costituzione del ’48, a cui sempre fa riferimento Anna Falcone – e definendo le mappe dei nuovi problemi, delle nuove questioni, delle nuove contraddizioni, spesso stridenti, come ha argomentato con Forza Andrea Costa mettendo l’accento sul complesso nodo di problematiche racchiuso nell’esperienza dell’accoglienza a Roma dei profughi. Il partito di Renzi è l’ultimo approdo di una sinistra che si è lasciata incantare dalla logica delle terze vie, cedendo libertà concettuale e sovranità operativa di fronte all’avanzata ideologica e pratica del neoliberalismo e delle concrete politiche neoliberiste. Punto e a capo. Dalla comprensione di come stiano le cose si può ricominciare per il verso giusto.
Ovviamente non sta scritto da nessuna parte che l’assemblea del Brancaccio metta a posto tutte le contraddizioni, sciolga i dilemmi, animi nuovi slanci creativi e neanche che abbia in sé la forza di ricostruire spazio, ragioni, pratiche e prospettive di una sinistra in grado di fare davvero i conti con la sua crisi diventando il magnete di nuove energie. Né che Sinistra italiana, che ha dimostrato di credere nella scommessa, come il segretario Nicola Fratoianni ha fortemente argomentato nel suo intervento, sia in grado tuttavia di farsene coerentemente carico.
Si vedrà, come per tutte le cose. Ma affermando intanto che l’assemblea del Bancaccio è stato un passaggio che può fare davvero la differenza e che vale la pena da oggi lavorare attivamente nel solco tracciato da Anna Falcone e Tomaso Montanari. Da ringraziare per questo.

Elettra Deiana

2017-09-27T13:45:45+00:00 giugno 20th, 2017|Articoli - dai giornali, news|