Attuare la costituzione

L’appello lanciato dopo la manifestazione del Brancaccio mette giustamente al primo posto di un futuro programma politico l’attuazione della nostra Costituzione, il cui smantellamento gli elettori e le elettrici italiani hanno nuovamente impedito votando NO nel referendum costituzionale del 4 dicembre.

In effetti nel testo della Carta, assolutamente attuale, possiamo trovare riferimenti e principi che dovrebbero costituire il metro di giudizio cui sottoporre tutte le scelte di governo, e che condannano senza rinvio le politiche degli ultimi decenni.

A partire dall’articolo 3, che indica come ‘compito della Repubblica’ la rimozione degli ostacoli ‘di ordine economico e sociale’ che limitano la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, e dall’articolo 53 che impone la progressività del sistema fiscale.

Quanto siano coerenti con queste indicazioni i provvedimenti che hanno ridotto le aliquote fiscali sui redditi più alti, cancellato l’imposta di successione sui grandi patrimoni e eliminato l’IMU anche sulle mega ville, possiamo valutarlo tutti.

Per l’attualità un discorso a parte merita l’art. 47, che viene in questi giorni spesso citato assai parzialmente: ‘La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio (inteso come ‘risparmiatori) in tutte le sua forme …’ a difesa delle scelte governative che, scaricano su tutti i contribuenti i danni di truffe e comportamenti spericolati di alcuni vertici bancari, con la motivazione di evitare la rovina almeno di una parte dei risparmiatori.

Purtroppo meno frequentemente viene ricordata la seconda parte del primo comma: ‘(La Repubblica) … disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.’, con le responsabilità che ne discendono su chi invece non ha coordinato e soprattutto controllato un bel niente.

Ma c’è un altro precetto, fra i tanti, la cui portata forse non è sufficientemente ribadita: l’art.41 afferma (1° comma) che ‘l’iniziativa economica privata è libera’, ma che (2° comma) ‘non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.’

Cosa si potrebbe dire in modo più chiaro e netto contro la ‘logica del mercato’ e la santificazione del profitto comunque ottenuto, che domina da anni le nostre politiche economiche (o meglio la loro assenza)?

La libertà di ‘intraprendere’ non può giustificare strategie che in nome del profitto sacrificano sicurezza e dignità dei lavoratori; non è lecito accumulare enormi ricchezze e poi magari far pagare alla società civile i costi di errori manageriali e scelte criminali (se pensate all’ILVA di Taranto non posso impedirvelo); non possono essere tollerate speculazioni della ‘grande finanza’ che possono distruggere l’equilibrio di interi Paesi; la ‘globalizzazione’ non può servire solo ad abbattere il costo del lavoro mantenenro in condizioni di insopportabile povertà intere popolazioni; non è accettabile la ‘privatizzazione’ di beni comuni essenziali o il furto legalizzato (come chiamarlo diversamente?) di materie prime da nazioni affamate e tenute sotto controllo con guerre e terrorismo.

L’attuazione della nostra Costituzione è incompatibile con quello che l’appello del Brancaccio definisce ‘turboliberismo’ e non ci possono essere convergenze con quanti non lo riconoscono.

 

Francesco Baicchi

2017-10-19T22:09:43+00:00 luglio 17th, 2017|Articoli, news|