Ripensare il linguaggio per parlare di un altro mondo

A ridosso dell’assemblea romana post-Brancaccio presso la Casa Internazionale delle donne sentiamo l’esigenza di prendere la parola per sollecitare una riflessione radicale sul linguaggio, sui contenuti veicolati dalle parole che scegliamo. La nostra esperienza politica all’interno dei movimenti femministi ci ha insegnato che il linguaggio è dirimente per risignificare, in senso innovativo e trasformativo, la nostra stessa idea di mondo e di politica.

Un soggetto politico che intende nascere dall’incontro e dall’interazione di molteplici soggettività si costruisce e si forgia confrontandosi sui significati che si attribuiscono alle parole, soprattutto a quelle che vanno a riempire il vocabolario comune per analizzare la realtà e provare a reimmaginarla.

È risibile ogni tentativo di ripensare dalle fondamenta il mondo senza un linguaggio sessuato, consapevole del sessismo insito nel maschile imposto come neutrale universale.

Al tempo stesso è illusorio cercare di costruire una nuova soggettività che sia, non solo antisessista, ma anche antirazzista, antiliberista ed ecologista senza affrontare di petto alcune parole chiave che abbiamo ascoltato ma che sono appesantite dalla loro storia materiale.

Molti interventi hanno parlato di una nuova comunità entro la quale, dunque, la dicotomia noi/voi non dovrebbe essere pronunciata perché priva di senso.

Se si intende parlare di società, poi, questa può essere intesa solo come ricostruzione su nuove basi del legame politico e sociale e non come dato di fatto in un contesto neoliberista centrato su un’antropologia individualizzante e segnata dalle dinamiche del mercato.

In questo sonno antropologico e in questa atrofia politica, per parlare di Stato, Governo, Parlamento e città dobbiamo trovare una nuova idea di pubblico e di comune, a partire dalla consapevolezza che la loro legittimazione democratica può fondarsi soltanto sulla realizzazione dei diritti e delle condizioni che rendono praticabile l’autodeterminazione e l’autonomia individuale, collettiva e sociale.

Per poter immaginare collettivamente come costruire queste condizioni diamoci una lingua comune.

Laura Ronchetti, Anna Simone, Marina Turi

2017-10-19T22:10:37+00:00 luglio 17th, 2017|Blog|