Impressioni (un po’ Report) sulla Prima Assemblea fiesolana per la DEMOCRAZIA e L’UGUAGLIANZA

E’ un caldo pomeriggio di fine Luglio, il Teatro Romano di Fiesole è pervaso da un’intensa luce di un sole che pian piano sta calando dietro la collina. E quelle pietre ferme immobili da più di duemila anni, sentono con orecchie invisibili dei suoni forse a loro familiari ai tempi in cui furono posate lì. Risuonano infatti in sottofondo le musiche del nuovo spettacolo di Moni Ovadia, La Cantata della Grecità, scritto dall’attore milanese assieme allo storico Luciano Canfora.Con grande umiltà Ovadia si è reso disponibile ad un incontro che fa seguito all’appello del Brancaccio, anche per dare un suo parere riguardo quello che è successo dopo il 4 Dicembre.
Sedute sui gradoni di pietra ci sono una trentina di persone: alcuni sono esponenti di Sinistra Italiana (purtroppo meno del previsto perché nelle stesse ore è stata convocata “in urgenza” anche la prima Assemblea Regionale di SI a Rifredi, dopo che il nostro appello ed invito era stato diffuso), e L’Altra Europa di Firenze e Fiesole che sono stati soggetti organizzatori, altri rappresentanti e attivisti dei Comitati per il NO alla Riforma Costituzionale, alcui di Possibile, ma il resto sono persone, anzi Compagni, che vorrebbero ritrovare un percorso politico di sinistra di cui poter dire apertamente di farne parte. Ho la ‘fortuna’ di non conoscere la maggior parte dei presenti, leggo nei loro volti storie politiche travagliate, fatte di strappi e ricuciture; probabilmente si conoscono più o meno tutti.

L’assemblea fiesolana fa seguito a quella fiorentina al parco dell’Anconella, la prima in Italia, dove la partecipazione è stata ben più ampia. Ricordo però chiaramente le parole di Anna Falcone il 22 giugno all’Istituto Stensen: “Le assemblee che si terranno da ora fino a settembre, se possibile organizzatele all’aperto! Anche per sfatare il mito della sinistra che si richiude nelle stanze per poi concludere poco.” Detto fatto.

La prende larga Moni, anche perché l’incontro è informale e fortunatamente non c’è una scaletta da rispettare.
I suoi musicisti proseguono le prove giù sul palco e noi a sedere sugli spalti.
La difesa della costituzione non era un’idea originale, ma era e continua ad essere un’idea forte: deve essere il nostro programma politico perché lì c’è tutto, dal lavoro al sociale, dall’uguaglianza ai diritti della persona.
Prosegue facendo riferimento al fatto che è necessaria una leadership convincente, per distaccarsi totalmente da ‘figurette’ che cavalcano l’ambiguità (il riferimento a Pisapia è chiaro anche senza fare nomi), ma più che ai singoli il suo pensiero è rivolto proprio un gruppo dirigente giovane, che abbia energie ed entusiasmo. Gente che sappia vedere il mondo come è, e non solo come vorremmo che fosse. Un po’ come è accaduto in Spagna con Podemos, dove due generazioni che sembravano distanti, si sono invece trovate ed aiutate a vicenda per il raggiungimento di obiettivi comuni.
Mi colpisce molto lo stupore di Ovadia quando ad un certo punto, prendendo ad esempio un evento recente, dice: “La siccità sta creando problemi, ma la gente non si ribella neanche se gli razionano l’acqua per 20 ore! Perché? Si è instaurata nella testa delle persone che prima o poi le cose si aggiustano da sole. Sono trent’anni che vedo solo indignazione, ma nessuna mobilitazione di massa di quelle che scuotono il potere. Ed il vero motivo per cui non succede mai nulla è perché non c’è nessuno che trasformi tutto questo in Politica (quella con la P maiuscola), attirando un consenso vasto. Non c’è voglia di ribellione. E senza questa voglia la sinistra muore.

Qualcuno fra i presenti gli fa notare che quanto ci sta raccontando è un de profundis.
Dopo una risata, replica abilmente con una fine provocazione: “Saltiamo una tornata elettorale, prepariamo il soggetto credibile che possa puntare a vincerle, le elezioni. Metà del popolo italiano non vota oppure è disorientato da questa politica che pensa solo al suo orticello. Quanti sono i compagni che hanno votato M5S solo per il fatto che smuovono le acque?

Per provare a ripartire, Ovadia cita come esempio Luigi De Magistris e ciò che è stato fatto a Napoli. Grazie alla determinazione sua e di quelli che lo hanno supportato nel progetto, è riuscito a ricostruire un rapporto con la città tale che ad oggi la gente lo consideri un soggetto credibile.

A questo punto l’attore si pone un dubbio: “Chiediamo alle persone qual è il programma di Sinistra Italiana, MdP o qualsiasi altro soggetto della galassia a sinistra del PD, sarei proprio curioso di vedere quanti lo conoscono! E invece sarebbe molto più semplice, anzi è necessario, dire senza alcuna vergogna che la Costituzione è il nostro programma politico”.
 

Il Moni Ovadia che preferisco è però quello che pensa alle nuove generazioni. Ci tiene, infatti, a dirci che, affiancato da una parlamentare di SI (Serena Pellegrino), ha provato a scrivere un disegno di legge che preveda il ritorno obbligatorio allo studio della nostra carta costituzionale nelle scuole, e senza timore ci confida che se fosse per lui sarebbe anche una materia propedeutica per superamento degli esami di stato. Come dargli torto!

Continua dicendo: “Fra le tante cose, nella Costituzione c’è anche scritto che l’impresa è libera ma deve avere responsabilità sociale. Capite bene che noi non possiamo in alcun modo entrare in un’alleanza con chi non considera inviolabili questi pilastri!” E mette in guardia tutte e tutti dallo spolverare una riedizione dell’Arcobaleno, pena una morte in partenza.

Come li avete voi, anche io ho degli amici che hanno idee diverse dalla mia. Conosco Gad Lerner da quando portava i pantaloni corti: lui lo sapete, sostiene Pisapia. Qualche tempo fa ci siamo confrontati e mi disse: <<Moni capisco tutto, ma cosa faccio? Perché dall’altra parte non succede mai nulla!>>”. Non so se per il caldo o per lo stare in piedi già da un’oretta, però un briciolo della sua proverbiale calma la perde: “Io non voglio seminare polemica, ma qui deve in tutti i modi succedere qualcosa che faccia capire a quelli che fanno politica oggi che un’epoca è finita. Scherzosamente ho detto a Cuperlo, che è triestino: “Gianni ma non ti hanno detto che l’imperatore è morto?”

Dai presenti arriva una domanda su Montanari e sul fatto che possa aver bisogno di un grande sostengo da parte nostra. In maniera molto analitica Ovadia replica: “Certamente, ma è anche una questione di numeri: se alla presentazione di questa futura lista siamo in 30.000 è una questione, ma se restiamo in 1500 o poco più come al Brancaccio allora la vedo dura.

Questo primo incontro fiesolano si avvia verso la conclusione.

Ovadia però non si sofferma solo ad un analisi di questi ‘piccoli’ eventi quotidiani, e prosegue dicendo:

Ciò che manca al giorno d’oggi è un’utopia che spinga avanti il progetto, cosa che ha sempre caratterizzato i movimenti dal basso, perché la sola indignazione non è sufficiente. Serve qualcosa di positivo e propositivo, bisogna che la gente possa tornare a pensare di poter vivere meglio!
Negli anni ‘70 c’era l’utopia di far diventare il lavoro un’attività gratificante, ma in futuro il lavoro non sarà più l’asse portante dell’economia. È necessario più che mai lanciare un progetto che stia in questi tempi, bisogna trovare, ascoltare e coinvolgere gli studiosi giovani che hanno la testa proiettata al futuro. Ci vuole qualcuno che intuisca dove il mondo e la società stanno andando. Cosa aveva il comunismo di grande quando è nato? Ha avuto la capacità di mettersi alla testa di un processo di cambiamento che era nella società, non solo nella testa degli intellettuali. Era il tempo del capitalismo industriale, nasceva la classe operaia, il capitalismo all’epoca aveva nella classa operaia un suo pilastro fondamentale. E la classe operaia si mise alla guida della trasformazione rivoluzionaria.
Oggi non è più così.”

In quel preciso instante giù dal palco lo richiamano per le ultime prove prima dello spettacolo. Lo vengono a prendere, i gradoni di due millenni fa sono altissimi e un po’ di aiuto non fa male. Ci saluta tutti citando una celebre una battuta di Woody Allen ”Dio è morto, Marx pure e anche io non mi sento molto bene”.

Juri Landi

Circolo Sinistra Italiana Federazione Prov. Firenze-Quartiere2/Fiesole

Membro Segreteria Provinciale Fiorentina Sinistra Italiana-Responsabile Tesseramento

2017-09-27T13:04:08+00:00 agosto 21st, 2017|news, Report|