Assemblea 28 settembre 2017 a Civitavecchia : resoconto e proposte

Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza
Comitato Territoriale di Civitavecchia

Documento programmatico per contribuire al percorso del Brancaccio

Con l’assemblea del 18 Giugno, al Teatro Brancaccio, si è avviato un processo che ci vede impegnati nel costruire una progetto politico di Sinistra alternativa alle destre, al Movimento 5 Stelle ed al Partito Democratico. Alternativa a tali forze politiche non solo per i contenuti ma anche per il metodo che intendiamo seguire durante il nostro percorso di costituzione: partendo dal basso.
Aderendo all’iniziativa “Cento Piazze per il Programma” i comitati territoriali costituitisi in tutta Italia stanno organizzando assemblee pubbliche dove discutere di questioni locali, al fine di contribuire al programma con cui presentarci al Paese per le prossime Elezioni Politiche.
Il solco che si è scavato tra gli elettori e la rappresentanza parlamentare in questi anni è dovuto a programmi e candidati scelti nelle segreterie di partito. Se vogliamo “Costruire la Sinistra” crediamo sia giusto ripartire da questo. Vogliamo che siano gli abitanti di città e territori i protagonisti del dibattito politico, in modo da garantire l’elaborazione di un programma condiviso, credibile ed aderente alle concrete esigenze dei territori. Vogliamo coinvolgere in questo percorso i tanti delusi dal PD, che pur di continuare un’anacronistica lotta elettorale al centro, non fa che riproporre i temi e i programmi delle destre. Vogliamo recuperare le compagne ed i compagni che hanno creduto nel Movimento 5 Stelle, la cui oggettiva incapacità si è evidenziata nella gestione fallimentare delle loro amministrazioni locali. I valori peraltro espressi a livello nazionale, sempre più tendenti ad una destra neoliberista e xenofoba,non possono più rappresentare neanche chi, da sinistra, vedeva bene il loro ruolo anticasta.
Vogliamo creare un progetto che restituisca fiducia ai tanti elettori di sinistra che oggi si astengono.
Partiamo da noi: il territorio di Civitavecchia
Nei primi anni 2000 il territorio civitavecchiese ha visto ingenti investimenti provenienti da enti privati e pubblici, soprattutto per quanto riguarda il porto e la centrale di TVN. Fanfare e tagli di nastro imperversavano per la città volendo dimostrare che i politici locali e nazionali si erano impegnati a garantire sviluppo ed occupazione.
Ma oggi il re è nudo.
La situazione socio economica vede il nostro territorio tra i più depressi a livello nazionale per quanto riguarda l’occupazione. Il disastro ambientale è evidente a tutti, basta notare lo stato in cui versa il nostro mare. I recenti studi epidemiologici presentano un quadro a dir poco allarmante, in cui gli abitanti di Civitavecchia sono afflitti molto più che in altre zone d’Italia da gravi malattie cardio-respiratorie e da tumori.
Come è stato possibile che tutto il denaro riversato su Civitavecchia abbia portato più danni che vantaggi? Cosa hanno in comune le amministrazioni locali e i governi nazionali che si sono susseguiti nell’amministrare questi fondi?
La favola che da secoli ci viene raccontata per giustificare le più grandi malefatte del capitalismo è quella della “mano invisibile”. Secondo Adam Smith c’è un principio immanente nell’economia di mercato per cui qualsiasi investimento, anche quello tendente a soddisfare i più biechi interessi personali, abbia alla fine un ritorno positivo per l’intera società. Senza scomodare Marx nella critica a questo principio economico vediamo come questo è stato tradotto a livello locale.
Quante volte abbiamo sentito parlare della politica del fare? Il principio parallelo alla mano invisibile secondo il quale buona pratica degli amministratori locali è quella di accettare fondi, qualsiasi sia la loro provenienza. Con questo principio sono passate sulla nostra testa le peggiori scelte fatte sulla pelle della popolazione.
I casi emblematici: centrali, porto e Privilege Yard
Quelli che fino agli anni ’90 erano indicati come i motori trainanti dell’economia locale, il porto e il polo energetico, anche a fronte dei faraonici investimenti per i piani di ampliamento, riconversione e di adeguamento tecnologico, non sono stati in grado di portare alcun miglioramento in termini di occupazione, di benessere diffuso e di qualità della vita. Si registrano tassi di disoccupazione superiori alla media nazionale, un aumento drammatico delle persone che vivono sotto la soglia di povertà, un intensificarsi dello sfruttamento sul lavoro e della precarietà anche là dove l’occupazione sembrava più garantita.
Analizzando nel dettaglio, il porto è stato oggetto nel corso degli anni di finanziamenti pubblici per le opere di ampliamento e adeguamento ai nuovi traffici. Containers, traghetti, navi da crociera sempre più grandi, attracco delle carboniere per la centrale termoelettrica. Due i miliardi spesi invece per la riconversione a carbone della megacentrale TVN (3 gruppi per un totale di 1980 MW). A distanza di anni dobbiamo registrare tassi di disoccupazione superiori alla media nazionale, un aumento esponenziale del tasso di miseria tra le persone, sempre più costrette a chiedere assistenza, un intensificarsi dello sfruttamento sul lavoro e della precarietà anche là dove l’occupazione sembrava più garantita.

Addirittura nel comparto energetico si verificano situazioni assurde e nello stesso tempo emblematiche per cui, mentre per la centrale di TVN, governo, regione, comune accolgono scandalosamente nel 2013 in sede di rinnovo dell’Autorizzazione integrata ambientale le richieste che consentono ad Enel di bruciare 900.000 tonn/anno di carbone in più e 1500 ore/anno di funzionamento in più per ciascuno dei tre gruppi., la vicina centrale termoelettrica TVS di Tirreno Power, 1200 MW a ciclo combinato e gas (impianto non piccolo), ha gran parte del personale in esubero che rischia il licenziamento dopo l’esaurimento degli ammortizzatori sociali. L’impianto non è più competitivo sul mercato, risentendo della riduzione della domanda di energia, ed è coinvolto nello stato di crisi del gruppo aziendale conseguente al sequestro giudiziario degli impianti a carbone della centrale di Vado Ligure, ordinato per pericolo di danno alla salute della popolazione (disastro ambientale).
Le emissioni nocive delle centrali, i fumi delle navi, il traffico ed altre fonti di inquinamento hanno prodotto nel tempo un danno sanitario enorme evidenziato, come ampiamente previsto da partiti e movimenti ambientalisti. Le statistiche sanitarie ufficiali, del Dipartimento Epidemiologico Regionale e della ASL, registrano nell’area di Civitavecchia e del comprensorio un eccesso di mortalità e morbilità riconducibile a fattori ambientali di oltre il 10% rispetto alla media regionale.
Emblematico di quanto il modello di sviluppo attuale sia inconcludente è il caso della Privilege Yard. Una truffa ai danni di un territorio. Le immagini di chi era all’inaugurazione del cantiere sono ancora vive nella nostra memoria. Durante una delle crisi più gravi che il mondo abbia mai visto si è deciso che Civitavecchia doveva puntare sull’ultra-lusso. La base della propaganda era sempre la stessa: la disoccupazione è alta, non possiamo rinunciare a tutti quei soldi. Un agglomerato di banche(tra cui la nota Banca Etruria), amministratori balzati agli onori della cronaca già da decenni per le loro malefatte come l’Ing. La Via ed un progetto senza capo ne coda, caso più unico che raro in cui si costruisce una “nave”(date le dimensioni chiamarlo yacht sarebbe riduttivo) senza avere già un compratore. Il risultato è quello di famiglie sul lastrico, un enorme spazio portuale occupato da un cantiere chiuso ed un monumento di ruggine in onore della pochezza della classe politica locale e nazionale.
Proposte programmatiche:
Per essere alternativi alle forze ad oggi egemoni in Parlamento riteniamo prioritario costruire un impianto di valori che riesca a scardinare il pensiero unico neoliberista. Dobbiamo contrapporre al mito dell’equilibrio tra domanda e offerta la necessità di un modello di sviluppo che miri all’equilibrio tra ambiente, salute e lavoro.
L’analisi svolta ci spinge a formulare alcune riflessioni che auspichiamo possano essere condivise da tutti coloro che intenderanno aderire e partecipare alla costruzione di questo nuovo progetto di sinistra.
1) Abbandono della produzione energetica da combustibili fossili.
Un nuovo scenario energetico basato sull’uscita dalle fonti fossili non può prescindere dal prevedere un piano di riduzione progressiva dell’uso del carbone e la dismissione definitiva in tempi certi delle centrali di Civitavecchia e Brindisi, le più grandi e inquinanti d’Italia. Lo Stato deve investire su ricerca e messa in opera delle più innovative fonti di energia rinnovabili. Per soddisfare le esigenze energetiche del paese bisogna passare da un piano nazionale di efficientamento energetico che parta dall’edilizia e dalla rete di distribuzione. Non dobbiamo bruciare di più, ma consumare meno.
2) Diversificazione delle produzioni sul territorio:. E’ impensabile che uno scalo grande come quello di Civitavecchia sia del tutto distaccato dalla città. La scelta di puntare tutto su crociere e containers è colpevolmente miope. E’ dimostrato come questi tipi di traffici arrechino più danni che benefici nei territori in cui insistono.
Ridicole le esternazioni di Gianni Moscherini e Pasqualino Monti sui porto con più crocieristi d’Europa dopo Barcellona. Avete vinto un gara che correvate da soli! Gli altri porti hanno ritenuto di non accettare ulteriori navi da crociera in quanto tolgono spazio a traffici più redditizi dal punto di vista occupazionale. Addirittura gli abitanti di Venezia auspicano un totale abbondono di questo tipo di traffico dal loro porto. Sarebbe auspicabile un piano nazionale per movimentare le merci via mare e non su gomma, per diminuire l’inquinamento e permettere una prima lavorazione direttamente negli scali così da aumentare l’occupazione sul territorio.
3)Trasparenza amministrativa e maggiore concertazione territoriale. I megaimpianti e le grandi opere sono da sempre il canale preferito di mafie ed imprenditori senza scrupoli per insediarsi in una città. La truffa della Privilege poteva e doveva essere fermata. Le forze sociali devono essere più presenti ai tavoli delle decisioni. Invece, ed ancora in nome della “Politica del Fare”, si creano tavoli di discussione sempre più esclusivi. Ne è la prova la recente riforma delle governance portuali: indegna di un paese civile. Si sono ingranditi gli ambiti territoriali, cosa che comporterà un maggiore distaccamento e minore possibilità di dialogo tra presidente dell’Autorità portuale e le singole città. I comitati portuali, già poco decisivi in quanto consultivi, sono stati svuotati dalle rappresentanze territoriali e di categoria. In più l’assunto che per partecipare bisogna essere “tecnici esperti di portualità” esclude il controllo politico e sindacale da un organo che doveva essere di concertazione.

2017-10-02T07:08:40+00:00