Lavoro e Welfare – proposta dell’associazione “La casa degli Irochesi”

GRUPPO: LA CASA DEGLI IROCHESI

TEMA: LAVORO E WELFARE

OGGETTO: Lavoro, diritto al reddito, pensioni, equità di genere e intergenerazionale

QUATTRO PROPOSTE (vedi anche approfondimenti)

  1. Ripristino dell’articolo 18. Estensione delle tutele a tutte le forme di lavoro

Tutta la materia sarà rivista e inquadrata in un nuovo ordinamento: non per rimettere il dentifricio nel tubetto, ma per riportarla nell’alveo della Costituzione (libertà di impresa, sì, ma soggetta alle leggi fondamentali e all’utilità sociale). Si tratterà di introdurre un insieme di misure:

  • contratti a termine, ricondurli alle causali canoniche: copertura di posti vacanti, a durata prefissata, oscillazioni impreviste esterne alla produzione;
  • licenziamenti privi di giusta causa: reintrodurre la tutela reale (già sancita dall’articolo 18 dello Statuto) applicata a tutti i lavoratori quale che sia la tipologia contrattuale e la dimensione d’impresa (non ha più senso una soglia numerica che divida il mondo delle imprese in due)
  • licenziamenti economici: ricondurre la procedura al caso generale, quale che sia il numero dei soggetti implicati
  • licenziamenti disciplinari: ricondurre a disciplina omogenea i, quanto a garanzie e a procedure, secondo parametri privi di organicità e spesso di fondamento logico
  • apprendistato ripristinare un contenuto formativo verificabile e certificato negli esiti;
  • lavoro parasubordinato, abolire ogni “specialità” riconducendolo al lavoro autonomo e per gli altri casi, assimilare al lavoro subordinato, abolire la Gestione Separata INPS, che viola palesemente il principio di uguaglianza);
  • lavoro autonomo: riportare le prestazioni per una committenza alla Costituzione (parità di diritti rispetto al lavoro subordinato, senza trasposizioni meccaniche, può essere più gratificante e più efficace grazie all’evoluzione tecnologica e sociale, purché non si consenta al committente-mercante di imporre condizioni degradanti;
  • prestazioni non coperte da contrattazione collettiva: attuare con legge il precetto costituzionale di una retribuzione minima tale da “assicurare un’esistenza libera e dignitosa” (art. 36, Cost.)
  • lavoro occasionale: cancellare la vergogna del lavoro “a ticket” (abrogato in precedenza per evitare un referendum che si dava per perso e quindi di nuovo imposto contro la volontà dei cittadini da una minoranza sociale sopraffattrice; ristabilire per i rapporti di lavoro di durata breve o brevissima la condizione di essere remunerati più, non meno, del corrispondente lavoro stabile, accompagnati da un impegno formativo
  1. Riforma delle 6 ore lavorative e diritto al tempo
  • Misure per la riduzione del tempo di lavoro non possono essere condizionate al mantenimento integrale del compenso settimanale, ma devono in ogni caso prevedere un aumento della paga oraria e quindi della competitività aziendale, attraverso innovazioni di processo o di prodotto. Anche quando nascono da accordi di solidarietà (alternativi alla CIG)
  • Per questo motivo non possono essere adottate in termini generalizzati, né unilaterali: devono essere contrattate a livello di azienda, o di gruppo, o di aggregati di aziende su base locale o di filiera e gli accordi devono prevedere una precisa quantificazione dell’occupazione aggiuntiva attesa, una descrizione dettagliata delle innovazioni introdotte e procedure di verifica, monitoraggio costante dei risultati ottenuti
  • A carico della finanza pubblica si dovranno prevedere misure di incentivazione (decontribuzione, credito di imposta, ecc.) subordinate al monitoraggio dei risultati
  • Il tutto andrà a sostituire la normativa vigente in materia di contratti di solidarietà, anche nella versione c.d. difensiva
  • Per il lavoro autonomo si dovrà prevedere l’esplicitazione obbligatoria, nei contratti di incarico, di parametri di riferimento (hh/ ovvero gg/persona) per l’impegno temporale richiesto

 

  1. Lotta alla precarizzazione del lavoro e delle professioni intellettuali

Rapporti di lavoro: superare il modello mutualistico-assicurativo in favore di quello universalistico significa alleggerire gli oneri contributivi ed ogni altro onere indiretto sul lavoro (il famoso cuneo fiscale) e liberare risorse per la contrattazione collettiva, sia nell’ambito del lavoro dipendente che in ogni altra forma di prestazione lavorativa in cui sia regolata la prestazione oltre che il prodotto (servizio o bene, tangibile o intangibile).

Quindi significa anche ridisegnare il ruolo del sindacato e di ogni altra forma associativa finalizzata alla rappresentanza degli interessi di chi offre una prestazione lavorativa. Né disintermediazione, né sindacato agente della mediazione neo-liberista: si tornerà a un modello conflittuale, ma regolato (anche quanto alla rappresentanza)

Servizi per il lavoro: i Centri per l’Impiego sono privi di personale adeguato – come numero e come qualificazione professionale – e oberati di incombenze burocratiche a dispetto dei proclami riformatori che si susseguono dai decreti di decentramento alle Province del 1998, fino a quelli attuativi del Jobs Act con la creazione di Anpal e Inapp. Dovrebbero invece acquistare una fisionomia e un peso totalmente diverso come luoghi di accompagnamento e tutoraggio per portare chi non ha un lavoro retribuito dal mercato a svolgere un lavoro utile in tutte le forme praticabili, e a godere al tempo stesso di un sussidio (economico e materiale) tale da consentire uno standard di vita dignitoso

Welfare locale: per gli aiuti materiali rispetto ai bisogni essenziali (sanità, casa, trasporti, istruzione, formazione) così come per i benefici economici collegati al reddito familiare finalizzati a scongiurare la condizione di privazione determinata dalla povertà, Comuni e Regioni con la partecipazione attiva dello Stato centrale in funzione di indirizzo e sostegno devono stabilire, in un accordo cui ciascuno contribuisca per le prerogative proprie, livelli essenziali di prestazione e standard di condizione vitale. A tutte le età, riconducendo quindi a questo disegno anche il settore previdenziale: per invertire drasticamente la tendenza alla progressiva emarginazione e deprivazione della popolazione anziana; per ricostruire un percorso credibile di avvicinamento all’età della pensione per i giovani che oggi, sempre più numerosi, devono immaginare l’età della vecchiaia come un salto nel buio, privo di certezze, dalle prospettive inquietanti.

 

 

  1. Reddito di dignità – partendo dalla proposta di Libera
  • Ai fini della misura in oggetto, per nucleo familiare si intende un nucleo di conviventi, indipendentemente dalle relazioni anagrafiche eventualmente intercorrenti tra loro.
  • Ai fini di ponderare l’attribuzione del Reddito di Base tra i componenti di uno stesso nucleo familiare, è stabilita la seguente scala di equivalenze:

 

Componenti Scala equival. ISE Redditi Patrimonio Reddito di base (a reddito nullo)
1 1 6.500 15.886 550
2 1,57 10.205 22.060 863
3 2,04 13.260 27.151 1.122
4 2,46 15.990 31.702 1.353

 

 

La domanda per accedere al Reddito di Base viene effettuata tramite modulo elettronico disponibile presso i patronati.

L’accettazione è subordinata:

  • alla prova dei mezzi
  • a una dichiarazione di disponibilità al lavoro
  • alla partecipazione a programmi formativi eventualmente predisposti

La prova dei mezzi riguarda la verifica di reddito e patrimonio in base ai limiti predefiniti.

Nel caso di famiglia monogenitoriale o della presenza di un disabile nel nucleo familiare, è previsto un ulteriore contributo di 2000€.

Il Reddito di base è erogato per quattro mesi. La domanda può essere rinnovata per altre tre volte nei sedici mesi successivi.

 

PROPOSTE -1.Tutele del lavoro –2.Riforma degli orari –3.Lavoro di dignità

FABBISOGNO STIMATO – RISORSE PER COPRIRE IL FABBISOGNO

Le modifiche legislative (proposta n. 1) che mirano a reintrodurre tutele coerenti con i principi costituzionali per tutte le prestazioni – in favore di un datore di lavoro o di un committente – non comportano oneri per le casse dello Stato. Costano in termini politici in quanto contrastano le diseguaglianze che sono state ampiamente alimentate dagli squilibri a favore dei datori/committenti nel rapporto contrattuale prodotti dalle leggi anti-lavoro volute dalle maggioranze neoliberiste che si sono susseguite negli ultimi decenni.

Tra le misure elencate, solo l’abolizione della Gestione Separata INPS ha riflessi nell’immediato sugli equilibri di cassa del sistema previdenziale Ma questo aspetto si deve rinviare alla più generale riforma del sistema pensionistico, collegata all’introduzione del Reddito di Base (punto 4.)

Quelle, di cui alla proposta n. 2, per favorire forme di riduzione del tempo di lavoro, per l’aumento di occupazione e per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro sono anch’esse prive di costi per la finanza pubblica, se non per gli eventuali incentivi di sostegno alla contrattazione in particolari contesti o per specifici soggetti. Ma per questi aspetti sono da considerare all’interno della spesa destinata alle politiche di sviluppo.

Quanto alle proposte n. 3, ognuna di esse rinvia a processi più ampi di riforma: quella sui rapporti di lavoro, alla riforma del sistema di relazioni sindacali (attuando l’art. 39 Cost.)

quella sui servizi per il lavoro e quella sul welfare locale, alla riforma dell’apparato periferico dello Stato, di quello centrale, quanto al ruolo di garante della parità di diritti, e degli enti locali, sanando i guasti portati dalle riforme a metà (vedi province e aree metropolitane) e dalle politiche accentratrici degli ultimi anni.

Sono tutti processi riformatori che richiedono un investimento in personale, strutture e processi per promuovere efficacia e equità, al servizio dei cittadini, con ricadute positive anche sul sistema economico e sui conti pubblici. Il saldo dei costi rispetto ai risultati sarà da valutare e monitorare nel corso del tempo.

 

PROPOSTA 4. Reddito di dignità – partendo dalla proposta di Libera

FABBISOGNO STIMATO

Le risorse impiegate dalla Provincia Autonoma di Trento ogni anno ammontano allo 0,1% del PIL provinciale. Sappiamo tuttavia che si tratta di una delle aree più ricche del Paese.

PIL pro capite:             Italia   100                       PaT       125,8

Il dato trova conferma nell’incidenza delle famiglie al disotto della soglia di povertà relativa:

Italia   10,6%   (2016) PaT         4,9%   (2013, ultimo dato ISTAT disponibile)

Sulla base di questi dati, potremmo stimare che la copertura per la misura di Reddito di Base delineata corrisponda almeno allo 0,3% del PIL (circa 5 mld.€).

LE RISORSE PER COPRIRE IL FABBISOGNO

In tempi brevi (per il lungo periodo si dovrà ripristinare la progresssività fiscale):

– nel 2014 lo Stato ha smesso di erogare all’INPS circa 5 miliardi, in seguito all’abolizione della CIG straordinaria e in deroga, destinati agli “80 euro”, misura risultata irrilevante come impatto sul sistema socio-economico. Se eliminarla del tutto dovesse risultare difficile, si potrebbe attuare un suo ridimensionamento per liberare almeno la metà dei fondi impegnati, e cioè 2,5 miiardi;

– c’è poi il sistema dei “bonus”, spesa pubblica fatta a caso (e senza riferimento al reddito familiare). Nonostante alcuni evidenti flop, il Governo sembra intenzionato a rinnovarli: per i diciottenni (175 milioni), per gli insegnanti (381 milioni, utilizzati solo per due terzi), per “mamma domani” (700 milioni, già indicati per il 2018). Il Paese non se lo può più permettere. Sono circa 1,2 miliardi

– le imprese chiedono nuovi sgravi per assumere giovani, e il Governo sembra intenzionato a concederne per 1 miliardo. Tuttavia, analoga misura triennale varata dal precedente governo, impegnava in tutto circa 18miliardi: i dati definitivi non ci sono, ma possiamo pensare che non si discostino molto dai 6-7 miliardi con cui il Governo intende abbattere il cuneo fiscale dei salari. Ancora un sostegno per le imprese e per chi già lavora, coerentemente con l’estrapolazione dei poveri dal contesto socio-economico nazionale. Non sembra impossibile ritagliare da qui quei 1,5 miliardi mancanti per la misura proposta.

 

(vedi anche approfondimenti)

2017-10-22T20:37:04+00:00 ottobre 22nd, 2017|1 - Lavoro e reddito, Proposte|