Senigallia. Proposta programmatica sul lavoro

TEMA:  LAVORO

LAVORO – PRECARIETÀ – LOTTA SINDACALE

 

L’attacco politico avvenuto negli ultimi anni da parte dei diversi governi di centro-destra e di centro-sinistra senza escludere governi-tecnici, assoggettati al volere della finanza capitalistica sempre più speculativa, hanno come denominatore comune quello di incrementare i profitti, aumentando precarietà e disoccupazione servendosi soprattutto della messa in concorrenza della forza lavoro sia su terreno nazionale che internazionale.

L’informatizzazione che ha trasformato radicalmente il mondo del lavoro, non ha modificato né i rapporti né tantomeno i meccanismi di sfruttamento, anzi, più la crisi economica sistemica avanza e sempre più la “linea di demarcazione” aumenta tra chi sta speculando da un punto di vista industriale e finanziario, tra chi è sempre più lontano a trovare un posto di lavoro a condizioni dignitose, e tra chi ancora si vede giorno dopo giorno peggiorare le proprie con la sottoscrizione di CCNL sempre più al ribasso.

In questa fase storica la lotta di classe la sta vincendo  il capitalismo finanziario, mettendo in concorrenza giovani sempre più precarizzati ed “adulti” costretti a lavorare fino a 67 anni, tra lavoratori locali ed immigrati spesso scappati da paesi distrutti economicamente da guerre finanziate e create da nazioni appartenenti alla N.A.T.O. per soli fini economici,  per poi concludere con lo spaventoso tasso di disoccupazione giovanile (quasi uno su due) che ha il compito di garantire un bacino di ricambio della manodopera a più basso costo.

Le riforme sono state diverse e numerose, ma essenzialmente senza far torto a nessuna categoria possono essere divise in 4 punti fondamentali:

  • PRIVATIZZAZIONI DI ENTI PUBBLICI (sanità, scuola, trasporti,ecc..)
  • JOB-ACT
  • LEGGE FORNERO
  • TESTO UNICO DI RAPPRESENTANZA

Ciò che noi vogliamo è quindi sintetizzabile nei seguenti punti:

 

  • Stop alle privatizzazione degli enti pubblici con l’unico obiettivo di fare cassa per appianare un debito pubblico già di natura discutibile, giocando in borsa con i beni dello Stato, manovra che porta anche ad un divario di trattamento contrattuale tra i lavoratori delle due diverse categorie (pubblico e privato) e all’impoverimento dei cittadini che debbono pagare per beni e servizi che, vista la notevole pressione fiscale, dovrebbero essere un diritto.
  • Cancellazione del Job-act, che non ha solo privato i lavoratori dell’art. 18 creando disparità di trattamento e diritti tra lavoratori assunti prima e dopo la data del 7 marzo 2015, ma che permette al datore di lavoro di monitorare il dipendente con impianti di “videosorveglianza”, e toglie al lavoratore il diritto a mantenere la propria mansione prevista dalla declaratoria professionale in caso di ristrutturazione aziendale.
  • Cancellazione della legge Fornero che aumenta l’età pensionabile aumentando l’esercito di riserva dei giovani disoccupati prolungando l’uscita dal mondo del lavoro. Si crea disparità tra categorie, portandole alla lotta per il riconoscimente del lavoro più usurante, che permetta un’uscita anticipata rispetto alle altre. Si potrebbe anche pensare di tornare ad un sistema retributivo. Ma di certo bisogna pensare a cambiare le condizioni dei lavoratori, con una riduzione dell’orario di lavoro, altro che il prolungamento della vita lavorativa!
  • Mettere mano alle pensioni d’oro e ai vitalizi: perché i diritti acquisiti inviolabili non possono essere solo quelli di pochi.
  • Cancellazione dai nuovi contratti di lavoro dell’introduzione obbligatoria di una assicurazione sanitaria di categoria, che non fa altro che generare un rapporto di dipendenza tra contratto di lavoro e possibilità di cura. Si tornerebbe ad un sistema mutualistico, una regressione rispetto alla riforma sanitaria che ha introdotto il SSN basato sulla universalità e solidarietà rispetto alla malattia, rischioso in un periodo di crisi economica e lavorativa come l’attuale. Di fatto una privatizzazione del SSN, relegando al pubblico, dequalificato, gli inoccupati, i disoccupati, i precari, gli inattivi, i migranti, cioè le fasce più deboli della società.
  • Cancellazione dell'”accordo di rappresentanza” sindacale obbligatorio nelle aziende facenti capo a Confindustria, per lasciare al lavoratore la vera libertà di rappresentanza, e non una rappresentanza limitata e confinata entro limiti posti dal datore di lavoro, pena la non ammissione dell’organizzazione sindacale ai tavoli. Questo va contro ogni principio democratico.
  • Introduzione del “salario minimo garantito”, e non del reddito di cittadinanza, come necessario al disoccupato quanto al “sottopagato” per sopravvivere e riprodursi come forza-lavoro a disposizione del mercato e delle aziende. Non si parla quindi di assistenzialismo, ma di diritto di dignità in quanto un disoccupato senza sostentamento per la sopravvivenza, non per il surplus e per il consumismo, deve poter essere in grado di provvedere a sé stesso e ad un eventuale famiglia, perchè un disoccupato che vive al limite della dignità perde la serenità, la lucidità, in poche parole la salute necessaria per offrire ad aziende e mercato il proprio lavoro.
  • Occorre in ultimo, ma non per ordine di importanza, a parità di salario (già tra i più bassi in Europa in gran parte delle professioni) ridurre l’orario di lavoro. Lavorare meno per lavorare tutti, e uscendo dal mondo del lavoro prima si garantisce un ricambio generazionale che salvaguarda la salute collettiva ed ottimizza le prestazioni lavorative.

 

 

 

MODI TEMPI E RISORSE PER LA REALIZZAZIONE

 

Per raggiungere questi che erano quasi tutti obiettivi già raggiunti con lotte e sacrifici,  e che oggi ci troviamo a dover riconquistare, occorre sviluppare un oggettivo senso critico che permetta di accettare che il cambiamento non sempre è stato positivo, quindi non lo è per definizione e bisogna essere in grado di riproporre ciò che invece funzionava.

Inoltre occorre mettere mano alla disparità retributiva tra manager ed operai, sia durante il lavoro che nel momento di uscita dall’azienda!

Sicuramente per fare tutto ciò occorre un intera legislatura, ma con la fortuna di aver avuto a disposizione modelli migliori di quelli odierni, possiamo dire di essere fortunatamente avvantaggiati.

Le risorse per l’attuazione di tutto quanto sopra possono venire in parte dal reale versamento dei contributi da parte dello Stato all’INPS per i dipendenti pubblici, dal taglio degli ammontare dei vitalizi, delle pensioni d’oro, delle buonuscite dei manager, del taglio totale di queste buonuscite quando il risultato di gestione non è positivo.

Le risorse sono peraltro nella lotta allo spreco, nella lotta all’evasione fiscale, nello stop alle spese militari ecc.

 

NUMERO PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA

40 circa

 

Senigallia, 7 ottobre 2017

Senigallia Proposta programmatica sul lavoro

Senigallia Relazione sul lavoro

2017-11-06T08:28:47+00:00 novembre 6th, 2017|1 - Lavoro e reddito, Proposte|