Copertino (LE) Proposta programmatica

  • 1) Lavoro, diritto al reddito, pensioni, equità di genere e intergenerazionale;

LAVORO PER GLI OVER 35/40 ANNI. La drammatica situazione della disoccupazione giovanile ha determinato politiche orientate all’agevolazione (mediante gravi fiscali ed altro) delle aziende che assumono i giovani. A prescindere dall’efficacia delle stesse, in un quadro complessivo di disoccupazione nazionale molto elevata, ciò ha determinato forme di precarizzazione ulteriore per lavoratori over 35/40, un tempo considerati i più produttivi, perché ancora giovani ma, a differenza di questi ultimi, dotati di elevata competenza ed esperienza.

Proposta Occorre creare le condizioni per una politica industriale volta a favorire l’occupazione ad alta intensità di conoscenza ed uno sviluppo più autonomo ed equilibrato di tutto il paese, per tornare ai livelli di occupazione pre crisi per tutte le fasce di età, sia in termini di percentuale che di qualità di occupazione.

Per favorire l’occupazione giovanile occorrerebbe abbassare il limite dell’età pensionabile per permettere agli over sessanta di lasciare l’attività lavorativa; per finanziare questa norma occorrerebbe eliminare l’istituto della pensione di anzianità (si va in pensione tutti a sessant’anni, a prescindere dagli anni di contribuzione versata) e lasciar perdere i discorsi sul reddito di cittadinanza in quanto abbiamo già tutta la normativa dell’invalidità civile con le leggi n. 118/71, 509/88, 104/92, 210/92, 335/95 che, se ben applicate, sono all’avanguardia del welfare.

Inoltre, per finanziare l’uscita dal lavoro dei sessantenni si potrebbero ridurre drasticamente (anche del 50%) gli importi delle pensioni di vertice, come quelle degli alti funzionari dello Stato, delle magistrature superiori dei vertici delle Forze Armate, che in alcuni casi sono anche superiori all’assegno di cui gode il Presidente degli Stati Uniti. Per fondare tali argomentazioni su basi concrete basterebbe ricordare che l’importo di una normale pensione può essere anche del 50% del reddito dichiarato; se si pensa che gli importo dei vertici si aggirano su diverse decine di migliaia di euro mensili, una drastica riduzione non porterebbe tali soggetti sul lastrico!! (salvo poi a far passare la costituzionalità della legge, soggetta al vaglio di individui che si vedranno dimezzare la loro stessa pensione – sigh!! – )

LAVORO NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. Dopo la cosiddetta “legge Brunetta” si assiste ad una generale criminalizzazione del lavoratore dipendente pubblico e nelle amministrazioni i vertici spadroneggiano senza alcun confronto sindacale, ridotto a mero organo consultivo. Con le pseudovalutazioni sul rendimento individuale introdotte dalla legge si persegue l’unico obbiettivo di divisione dei lavoratori. L’organizzazione del lavoro nella pubblica amministrazione dovrebbe incentrarsi prioritariamente sulla qualità dei servii da erogare ai cittadini. Ciò può essere efficacemente perseguito anche attraverso il contributo di idee dei lavoratori che, in situazioni di inefficienza complessiva, sono quelli più esposti a critiche.

Proposta occorre riformare la legge Brunetta/Madia e ripristinare le consultazioni sindacali onde limitare lo strapotere dei Dirigenti e favorire il contributo dei lavoratori per migliorare la qualità dei servizi pubblici a tutto vantaggio dei cittadini.

  • 2) Diritti, welfare (diritto alla salute, giustizia e assistenza sociale); scuola, ricerca e università; ruolo dello Stato (art. 3 Cost.) e discussione sull’Europa

SCUOLA. Il fallimento delle riforme della scuola varate negli ultimi decenni (non solo “la buona scuola” del governo Renzi) impone una revisione generale del settore della scuola e dell’università d’intesa con gli operatori del settore.

Proposta Adozione integrale del testo della Legge di Iniziativa Popolare (LIP Scuola) che ha come riferimento potente e portante la nostra Carta Costituzionale (artt 3, 9, 33 e 34): la scuola deve essere plurale, laica, inclusiva, finalizzata alla valorizzazione della persona ed alla rimozione degli ostacoli economici, sociali, culturali e di genere che limitano libertà e uguaglianza. Si rimanda al testo disponibile sul sito http://lipscuola.it/blog/

Investimenti nella ricerca universitaria adeguati alla media europea con controllo di efficacia dell’investimento parametrato su standards europei.

DIRITTO ALLA CASA. Nel dibattito sociale non compare più la questione abitativa, ovvero che, soprattutto nelle grandi citta, il costo dell’alloggio arrivi ad oltre il 60% del reddito monofamiliare

Proposta occorre rilanciare le politiche di investimento in edilizia residenziale pubblica ed obbligare la destinazione di quota parte degli investimenti residenziali privati in abitazioni a canoni popolari. Occorre avviare il censimento delle case sfitte ed individuare politiche di sostegno per mettere in sicurezza l’edilizia esistente, per la maggior parte costruita prima delle norme antisismiche, quando non abusiva. Per interrompere il consumo di suolo occorre che la politica edilizia sia essenzialmente orientata verso la rigenerazione urbana e la riqualificazione del patrimonio edilizio esistente.

DIRITTO ALLO STUDIO. Negli ultimi anni c’è stato un generale attacco al diritto allo studio delle classi meno abbienti con aumento di tasse e selezione anche mediante i cosiddetti test di ingresso alle università. I test di ingresso sono nati perché non vi sono abbastanza strutture universitarie e vi sono abbastanza docenti per gli insegnamenti, a causa della mancanza di risorse economiche (non facciamo prenderci in giro con il discorso della preparazione). L’adozione dei test, però, non ha sortito l’effetto sperato in quanto le strutture continuano a mancare ed a causa del blocco del turn-over il personale docente è sempre meno, mentre da quando ci sono test d’ingresso i giovani laureati non pare siano più preparati dei laureati degli anni ’80.

Proposta non si può frustrare le aspirazioni individuali in base alle “esigenze di mercato”, pertanto occorre eliminare i test di ingresso universitari e incrementare gli stanziamenti a favore del diritto allo studio (alloggi per fuori sede, ecc.)

Eliminando i test d’ingresso vi sarebbero più iscrizioni e più tasse in favore delle Università; si potrebbero bloccare le iscrizioni degli studenti che non hanno raggiunto un obiettivo minimo agli anni successivi, o elevando per questi le tasse universitarie.

Si eviterebbe di intasare le facoltà a numero aperto e si troverebbe quindi il modo di finanziare tutto il mondo accademico.

SOSTEGNO AI GENITORI SEPARATI. Si assiste alla rapida crescita del numero di genitori separati che, il più delle volte, incrementano la categoria dei nuovi poveri. La riduzione del reddito effettivamente disponibile, associata alla privazione dell’alloggio ed alla crisi economica, determinano una condizione di perdita della dignità per persone che fino a pochi anni prima appartenevano alla classe media.

Proposta occorre realizzare politiche mirate a prevenire ed affrontare i problemi delle nuove povertà con strumenti mirati ed efficaci. Lo stato deve intervenire a garantire, anche per i nuovi poveri, il diritto alla casa ed il diritto al lavoro, condizioni indispensabili per ripristinare la dignità della persona.

  • 3) Fiscalità: equità e progressività;
  • 4) Innovazione, energia, ambiente, modelli di sviluppo;

ENERGIA. L’Italia, in controtendenza rispetto agli indirizzi di gran parte dei paesi moderni, ha continuato a perseguire negli ultimi anni (Governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni) una pervicace politica nazionale di penalizzazione delle fonti rinnovabili, ed al contempo una ostinata e rinnovata promozione delle fonti fossili. Con provvedimenti spesso osteggiati dalle popolazioni interessate e poco giustificabili in un quadro di corretta pianificazione energetica, si sono favorite ricerche petrolifere off-shore e promossi gasdotti con giustificazioni più geopolitiche che tecniche, anche in comprensori di enorme valenza ambientale e turistica. Queste scelte governative vengono spesso definite impropriamente “strategiche” o “di pubblica utilità”, anche quando si tratta di evidenti speculazioni private come TAP, allo scopo di stroncare all’origine ogni serio tentativo di analisi dei fabbisogni energetici e della effettiva salvaguardia degli interessi pubblici.

Negli ultimi anni sono stati arbitrariamente e prematuramente stroncati gli incentivi alle fonti rinnovabili, che pure ci avevano consentito di raggiungere una quota di copertura dei fabbisogni elettrici nazionali vicina al 40%, ignorando i benefici occupazionali indotti dalla generazione distribuita, che si stima abbia generato negli anni scorsi circa 80.000 posti di lavoro, e gli stessi squilibri ambientali che si stanno drammaticamente manifestando in questi anni.

La dissennata eliminazione degli incentivi, oltre che disconoscere i “costi evitati” legate alle produzioni non fossili, ha decretato la fine delle filiere nazionali legate alle fonti rinnovabili, costringendo molti imprenditori a dismettere o delocalizzare le attività.

Continuano invece scandalosamente i generosi incentivi e le agevolazioni dirette o indirette riservate alle fonti fossili, pagate dagli utenti in bolletta, dalle tariffe ex CIP 6 ai costi delle bonifiche nucleari, dagli inceneritori ai residui petroliferi spacciati come assimilati alle fonti rinnovabili.

Conseguenza ed emblema dell’attuale modello energetico basato sulle fonti fossili, sull’accentramento delle produzioni, su posizioni dominanti di pochi operatori, è la politica tariffaria in campo energetico. Nonostante una illusoria “liberalizzazione” del mercato, gli utenti continuano ad essere bersagliati e vessati come e più di prima da bollette poco trasparenti e clausole contrattuali truffaldine, nel silenzio compiacente delle autorità di vigilanza. La recente riforma tariffaria, tra l’altro, spostando parte dei costi dalle componenti variabili a quelle fisse, ha penalizzato ulteriormente gli interventi di risparmio energetico e la realizzazione di impianti con fonti rinnovabili.

D’altro canto, la diffusione dei sistemi di accumulo, sia su piccola scala (es. batterie al litio per impianti domestici) che su grande scala (es. serbatoi a sali fusi per centrali termodinamiche) può far superare alle fonti rinnovabili il vincolo della non programmabilità, rendendole così la base per futuri scenari, in archi di tempo di poche decine di anni, di copertura dei consumi fino al 100%.

Il fattore che consente l’attuale rigurgito governativo di interesse per le fonti fossili è costituito dalla mancanza di una pianificazione energetica. Dal 1988 manca un Piano Energetico Nazionale, mentre non a caso è stata adottata solo una generica “Strategia”, sufficientemente vaga da adattarsi alle volontà politiche e così poco innovativa da incentrarsi ancora sulla espansione dei consumi di gas, in contrasto con evidenti tendenze nazionali ed europee che ne sanciscono un irreversibile declino ed una capacità attuale di approvvigionamento ampiamente sufficiente alle esigenze nazionali ed europee.  Ciò appare evidente dopo l’annunciata dismissione in Europa da parte del “Gruppo Magritte” (10 dei maggiori produttori europei tra cui Eni ed Enel) di centrali turbogas per circa 51.000 Megawatt e dopo l’annuncio Enel di chiusura in Italia di 23 centrali anche turbogas per circa 11.000 Megawatt.

Sarebbe saggio per un governo nazionale prendere atto, a questo punto, del ruolo residuale delle fonti fossili, della prorompente diffusione delle fonti rinnovabili, e cercare di far vivere alle comunità locali i prossimi cambiamenti da protagoniste.

Proposta.

La nuova politica energetica nazionale deve puntare decisamente verso un nuovo modello di produzione e consumo basato sul risparmio, sull’efficienza e sul ricorso diffuso alle fonti rinnovabili, in una prospettiva di decentramento delle produzioni e di evoluzione del mercato a favore degli utenti e degli operatori locali. Serve un processo di “democratizzazione” nell’impiego dell’energia, che deve essere considerata uno dei “beni comuni” cui tutti i cittadini hanno diritto di accesso, passando da consumatori a “prosumer” (produttori-consumatori) e usufruendo dei vantaggi economici legati all’autoconsumo.

In tal senso occorre:

 

    • definire un nuovo Piano Energetico Nazionale, incentrato sulle fonti rinnovabili, sulla generazione diffusa e sull’autoconsumo, sull’autonomia energetica per bacini, e che tenga conto delle più innovative tendenze nazionali ed internazionali e degli stringenti vincoli ambientali sulle emissioni; il Piano dovrà comprendere una corretta valutazione dei costi ambientali e dei costi evitati grazie alle produzioni da fonti rinnovabili, dell’impatto occupazionale delle scelte energetiche, degli impatti sanitari, con l’applicazione della V.I.S. (Valutazione di Impatto Sanitario) alla procedura di definizione del Piano ed in genere a tutti i progetti rilevanti ed a tutti gli strumenti di pianificazione;
    • una profonda riforma di Terna ed Enel, che acceleri l’evoluzione del sistema di distribuzione di energia elettrica verso le smart grid e l’autoproduzione, con una rete a doppio flusso e non più unidirezionale, in grado di accogliere e valorizzare tutta la produzione decentrata da fonti rinnovabili;
    • decentrare la gestione degli impianti da fonti rinnovabili e l’informazione di settore, finora monopolizzata dal bunker GSE nel suo poco permeabile palazzotto romano, istituendo uffici decentrati presso gli enti locali e sportelli di informazione di facile accesso ai cittadini,
    • attuare una politica industriale che favorisca la nascita di filiere locali legate alle fonti rinnovabili, dalla produzione di pannelli solari e fotovoltaici, al minieolico, ai piccoli generatori a biomassa;
    • l’introduzione di programmi di incentivazione delle tecnologie di accumulo, su grande scala ma soprattutto su piccola scala, sull’esempio di altre nazioni europee e singole regioni italiane;
    • una radicale revisione dell’attuale politica di incentivi alle fonti fossili, con eliminazione delle distorsioni attuali, la cessazione di consolidati posizioni di potere e privilegi;
    • una altrettanto radicale riforma della tariffazione alle utenze, con corrispettivi direttamente parametrati ai consumi effettivi e criteri di trasparenza nelle fatturazioni e nei contratti;
    • un rilancio della produzione elettrica da minieolico e della generazione a biomassa di piccola taglia attraverso mirati programmi di incentivazione;
    • l’istituzione di un fondo di garanzia per consentire anche alle famiglie meno abbienti e alle fasce sociali deboli l’accesso alle produzioni da fonti rinnovabili e l’accesso all’energia bene comune.
    • L’emissione del regolamento per la produzione dal geotermico, tecnologia ormai matura.
    • Occorre ritornare ad incentivare la produzione di energia fotovoltaica domestica. Dei pannelli solari da installare in terrazzo ed in giardino non se ne sente più parlare in quanto vincolavano gli utenti a rimanere allacciati al fornitore di energia ed a realizzare un impianto dalla potenza in kw/h uguale a quella contrattuale.
    • Bisognerebbe lasciar libero il cittadino di staccarsi da qualsiasi fornitore di energia elettrica, fornendo adeguati accumulatori (con il soleggiamento a disposizione nel centro-sud nessuno rimarrebbe con le “pile scariche”) e di realizzare impianti della potenza che la superficie a sua disposizione possa permettere al fine di consentirgli di climatizzare o riscaldare tutta la sua abitazione a costo zero.

 

APPALTI PUBBLICI. Per rendere efficace la legge 50/2016, il cui scopo era quello di valorizzare i progetti migliori è necessario rendere attuativa la legge per cui le amministrazioni possano “sorteggiare” da un elenco i componenti delle commissioni giudicatrici. Fino a quando sceglieranno da sole i componenti delle commissioni si continueranno a pilotare gli appalti per le cosiddette “offerte economicamente più vantaggiose”, che hanno un grado di giudizio soggettivo elevatissimo, che dipende fortemente anche dalle competenze e capacità dei commissari identificati. È, inoltre, necessario assegnare alle amministrazioni pubbliche i fondi per nominare le commissioni e pagare adeguatamente i commissari. Le ridotte risorse economiche favoriscono l’identificazione di commissari che provengono da amministrazioni amiche che s prestano a titolo di favore. Favore che poi deve essere restituito non appena tali amministrazioni avranno necessità di nominare commissari per le proprie gare.

Proposta.

È necessario fornire ai Comuni una adeguata copertura finanziaria per le progettazioni. Deve essere messa per legge una percentuale minima in bilancio. Le regioni e lo stato devono fornire copertura finanziaria per almeno il 70% del costo delle progettazioni. Se non si adotterà una soluzione di questo tipo le amministrazioni, prive di fondi, cercheranno sempre dei tecnici complici, disponibili a regalare progettazioni in cambio di futuri incarichi provenienti da gare pubbliche che dovranno necessariamente essere “pilotate”.

Occorre incentivare la progettazione all’interno delle Pubbliche Amministrazioni che, a fronte del ridotto incentivo ai dipendenti, conseguono un notevole risparmio economico (le ultime modifiche al Codice dei Contratti vanno nella direzione opposta).

Con l’introduzione della legge sui lavori pubblici 50/2016 si è assistito ad un appesantimento del sistema, anziché ad una semplificazione. Ciò determina tempi più lunghi per le procedure e conseguentemente per il completamento delle opere.

E’ necessario un regolamento di attuazione che favorisca la semplificazione degli iter e l’impiego di fondi di rotazione per la progettazione che consentano alle stazioni appaltanti di dotarsi progetti di idonea qualità, potendo disporre di risorse sufficienti per riconoscere un adeguato compenso professionale ai progettisti.

  • 5) Immigrazione, inclusione e politiche securitarie, modello sociale.
  • 6) Attuazione della Costituzione: sovranità popolare, modello democratico, cittadinanza, partecipazione, partiti politici;
  • 7) Economia ecologica e sostenibile, vincoli europei, pareggio di bilancio (art. 81 Cost.), politica monetaria, cooperazione e sviluppo comune;

GESTIONE DEI RIFIUTI. Rappresenta una delle principali voci di spesa delle amministrazioni locali.

Proposta.

Per realizzare una differenziata confrontabile con quella dei paesi del nord Europa è necessario realizzare una legge che ed un sistema di gestione che renda obbligatorio il risparmio in bolletta, per ogni cittadino, proporzionale alle quantità di differenziata prodotta. Solo così si possono sensibilizzare anche i meno ecologisti.

Occorre aprire il mercato dello smaltimento dei rifiuti, consentendo a molte più imprese di raggiungere i requisiti minimi per poter partecipare alle gare d’appalto. Solo così potrà essere ridotto il costo unitario di smaltimento che in Italia è mantenuto in maniera artificiosa eccessivamente alto per la presenza di cartelli tra imprese e per la ingerenza della criminalità nel bussines dei rifiuti.

Dopo il passaggio del Corpo Forestale dello stato sotto i Carabinieri è necessaria una riorganizzazione e maggiore specializzazione delle unità che operano nel campo dei rifiuti per garantire un reale controllo del territorio.

Occorre una politica di coordinamento nazionale efficace tra tutti i soggetti interessati che consenta alle amministrazioni locali di intervenire per prevenire e contrastare l’abbandono incontrollato dei rifiuti, fenomeno che i Comuni hanno dimostrato di non essere in grado di affrontare e risolvere.

E’ necessario prevedere nelle scuole alcune ore di formazione di base di educazione ambientale, non nelle le ore di scienze naturali, ridotte ai minimi termini. Il futuro passa attraverso le nuove generazioni.

SICUREZZA ALIMENTARE E VALORIZZAZIONE DEI PRODOTTI DELL’AGRICOLTURA BIOLOGICA. Grano, olio, caffè, solo per citare qualche esempio sono tra i prodotti che utilizziamo tutti i giorni e che sono inquinati da cosiddetti “fitomarmaci”. I primi due sono importati massicciamente a discapito dei nostri prodotti regionali. Il grano italiano è danneggiato da quello Canadese nel quale sono presenti abbondanti quantità di glifosato, che gli stessi canadesi non accettano per il consumo animale. L’olio italiano e pugliese è danneggiato dai prodotti spagnoli e greci che vengono raffinati e imbottigliati in Italia come extra vergine italiano a prezzi insostenibili per i coltivatori pugliesi. Anche il caffè che viene importato da paesi non UE viene “aiutato” dal glifosato, cancerogeno e dannoso per la salute.

Proposta.

Rivedere i valori soglia dei fitofarmaci nei prodotti commercializzabili nel nostro paese a maggior tutela della salute dei consumatori e riorganizzare sistemi di controlli efficaci e diffusi basati su dati sensibili rilevabili dai codici a barre sulle etichette dei prodotti, per rendere più agevoli e funzionali i controlli a campione attraverso prove di laboratorio.

Sui controlli bisogna collegarsi al mondo del lavoro. Oggi i controlli sanitari e ambientali non hanno coperture di personale qualificato. ASL, ARPA ed altri enti di controllo sono sotto organico.

  • 8) Politiche giovanili, sostegno al disagio, lavoro e valorizzazione delle risorse e dei talenti;
  • 9) Beni comuni, valorizzazione del patrimonio naturale, artistico e culturale. Mezzogiorno e sviluppo delle aree depresse;

PRIVATIZZAZIONI DI BENI E SERVIZI. Con la scusa della riduzione del debito pubblico, già a partire dagli anni ottanta (caso SME/Prodi) si sono cedute quote di economia statale, fino ad arrivare alla privatizzazione di settori strategici (trasporti, comunicazioni e telefonia).

Proposta.

Invertire la rotta anche in contrasto con i diktat liberisti dell’unione europea. Riportare in ambito totalmente pubblico le telecomunicazioni (vedi il caso Francia), e limitare/regolamentare lo strapotere delle Corporations (Google, …, ecc.) con una vera limitazione alla violazione della privacy e regolamentando anche il cosiddetto “diritto all’oblio”.

  • 10) Pace, disarmo, lotta al terrorismo, politica internazionali. Globalizzazione dei diritti.

TERRORISMO. Combattere il terrorismo non significa che ad ogni strage compiuta da coloro che vengono da zone di guerra (Iraq, Libia, Siria, Afganistan, …) dobbiamo riunirci e, con una forte dose di ipocrisia, condannare tali gesti (che vanno condannati), senza andare alle radici geopolitiche delle cause del terrorismo.

A riguardo è utile ricordare che tutto il medio oriente e il Nord Africa sono stati “civilizzati” dagli imperi coloniali europei.

Il terrorismo non si combatte con misure eccezionali di polizia e spesso di privazione delle libertà degli stessi popoli occidentali, ma con un’analisi politica.

Quando l’occidente bombarda l’Iraq, paese con il sistema sanitario più all’avanguardia dell’intero medio oriente, provocando 800.000 morti civili (100.000 dei quali bambini), quando distrugge interi stati come la Libia, l’Afganistan (dove saremmo andati a diffondere la democrazia (sic!)) ed anche la Siria, non dobbiamo poi meravigliarci se alcuni sopravvissuti da tali stragi immani vengano in occidente con l’intento di far vivere anche a noi quel senso di insicurezza che loro vivono da sempre.

Tutti i regimi in medio oriente sono dispotici, antidemocratici e dittatoriali. Con quale criterio si sceglie che è il buono e chi è il cattivo?

Tutti i conflitti regionali sono scaturiti da interessi economici dell’occidente per il controllo delle fonti energetiche e per interessi strategici (installazione di basi militari).

Da non dimenticare che il neoliberismo imperante continua a provocare ogni anno la morte di milioni di persone, per la maggior parte bambini, per fame e malattie.

L’odio verso l’occidente ha radici storiche.

Proposta.

Rivedere la politica estera del nostro paese. Cercare innanzitutto i risolvere i conflitti con l’unica arma disponibile e cioè la diplomazia, intervenendo in questi paesi con l’equivalente, in soldoni, di quanto speso con le bombe che gli abbiamo rovesciato addosso per la ricostruzione delle infrastrutture distrutte.

Cambiare il paradigma che ha regolato le relazioni tra gli stati nazionali. Nella consapevolezza che potrebbe apparire un’utopia, accodiamoci alle iniziative prese da Papa Francesco che riunirà i grandi della terra per favorire un processo di pace che escluda l’interferenza delle potenze nei conflitti regionali.

Smantellamento in tempi brevi di tutti gli ordigni nucleari esistenti nel nostro paese. Non si riesce a capire a cosa servano tali armi, in considerazione del fatto che la NATO sta riempiendo di basi militari tutti i paesi che facevano parte del patto di Varsavia e tutti i paesi che sono diventati stati indipendenti all’indomani dell’implosione dell’Unione Sovietica. Paesi, tutti confinanti con la Russia. Gli USA hanno circa 800 basi militari dislocate in tutto il mondo. Ahimè, una dislocazione di tale potenza distruttiva non può certamente essere un segnale di pace.

Avviare un processo a medio termine per una graduale fuoriuscita dell’Italia dalla NATO ed il ritorno sotto il controllo nazionale di fasce di territorio con basi poco trasparenti e fuori da ogni controllo.

 

Copertino (LE) 4 Novembre 2017

Copertino. Proposta programmatica