Report assemblea Cuorgnè (TO)

COMITATO per la COSTITUZIONE  Alto Canavese                                    

 Documento Assemblea 27 ottobre 2017.- Cuorgnè (To).-

Ambito: “Cento Piazze per il Programma”

 

Premessa.

In apertura di serata il referente del Comitato, ha tratteggiato per sommi capi il percorso costitutivo del Movimento dell’ Alleanza Popolare, a partire dall’ esperienza dei Comitati del NO al Referendum del 4 dicembre 2016 passando attraverso il punto fermo del 18 giugno 2017 al Brancaccio e il documento del 24 giugno sui “10 nodi”, fino a giungere alla campagna del 22 settembre, delle “Cento Piazze per il Programma”, a cui il nostro Comitato ha aderito, come aveva già fatto per il documento Nazionale dei “10 nodi”. Nel contesto si è inserita una presentazione molto sintetica e critica della nuova Legge Elettorale, approvata a colpi di fiducia appena il giorno prima. Si è posto in evidenza l’ obiettivo di costituire, anche in funzione delle prossime Elezioni Politiche, un Quarto Polo, alternativo a tutti i Partiti e le coalizioni di destra, e quindi anche, ovviamente, al PD, o a quello che ne rimane.

L’ assemblea è stata incentrata sul tema del “LAVORO” nelle sue varie sfaccettature e implicazioni, fermo restando che i contributi emergenti dal dibattito sono incondizionati, sia nei contenuti propri che nelle connessioni conseguenti. Ha svolto la relazione il compagno Stefano Alberione del Comitato Provinciale, che ha poi suggellato il dibattito con un intervento conclusivo. Sia la Relazione introduttiva che le conclusioni, sono state unanimemente condivise e  apprezzate, così come i vari interventi emersi nel corso del dibattito.

 

La Relazione Introduttiva.

Il Referendum del 4 dicembre 2016 è stato una “Costituente di massa” e senza di esso noi non saremmo qui. Il 4 dicembre ha rappresentato un momento di discontinuità che non poteva essere lasciato cadere nel vuoto e nell’oblio. Ci siamo per rimarcare la discontinuità e diventare una forza alternativa a tutto ciò che c’è già e che continua a produrre una condizione di crisi, sempre più radicata e preoccupante. La situazione infatti non è affatto rosea. Le destre avanzano in Europa e con esse si affermano culture di destra comunque inaccettabili. A livello sociale si assiste alla materializzazione di una guerra tra poveri. Siamo giunti a questo punto a causa di una politica manifestamente iperliberista, con l’ abbassamento dei salari, l’ implementazione degli orari e dell’ età pensionabile, la drastica riduzione del welfare. A queste condizioni si è giunti grazie ai governi di centrosinistra degli ultimi anni, che hanno rimarcato le linee di programma dei governi della destra antecedenti, con lo stesso cinismo, una persino maggiore ottusità e con l’ alibi intollerabile delle esigenze della UE. Il PD, in questo contesto, non è stata affatto la soluzione, ma è diventato sempre più, “il” problema. Bisogna ridare dignità alla parola “sinistra”. Quando la cosiddetta sinistra fa politiche di destra, attraverso riforme sempre più funzionali al sistema iperliberista, questa parola diventa priva di senso. Non si può continuare in questa direzione senza tentare di fare qualcosa. C’ è bisogno di uno scatto per creare fiducia e voglia di cambiamento. C’è bisogno di rinnovamento: no ai volti “vecchi” della politica, sì a un ricambio generazionale equilibrato da presenze credibili e davvero affidabili. Il problema immediato è costruire una forza in grado di superare lo sbarramento attraverso un consenso significativo. L’ esperienza inglese di Corbyn può essere un riferimento, anche se da noi il processo appare più complesso e più lento. Sul LAVORO: il primo passo è quello di minimizzare e annullare la proliferazione degli effetti del Job’s Act, cambiandolo sostanzialmente in modo radicale. Al momento invece i Partiti al servizio del sistema iperliberista stanno pensando ad accentuarne gli effetti, con ricadute pesanti sui lavoratori, sempre più precarizzati e sfruttati. Occorre anche ridefinire il rapporto tra salario e orario, invertendone la tendenza. E’ necessario contrastare le esternalizzazioni crescenti, assumere nei comparti della P.A. e “cambiare” l’ età del lavoro per avviare una vera politica occupazionale e garantire a tutti una vecchiaia possibile e serena. Deve essere chiaro che a lavoro uguale deve corrispondere un salario uguale e uguali diritti. La condizione dei lavoratori è peggiorata ed è stato di fatto annichilita ogni forma di conflitto sociale: senza di esso le trasformazioni in negativo dei rapporti di produzione sono più facili e vanno sempre più a discapito dei lavoratori nella loro generalità. Infatti i lavoratori privati di parola, di tutela e di rappresentanza, sono sempre più facilmente preda, anche elettoralmente, delle destre.  E’ d’ importanza vitale accettare la sfida di questa Legge Elettorale. Quanto alla Lista: si deve partire dal basso, senza essere condizionati dalla necessità di avere tra i Candidati troppi “addetti ai lavori” cioè politici di professione.

Il Dibattito.

Il dibattito ha posto in essere molte questioni sia problematiche che propositive.

 

Sulla globalizzazione. Essa si è fatta mondo e la stagnazione è diventata sistema. In Italia il debito pubblico è spaventoso e crescente, il tessuto industriale è decadente e forse non c’ possibilità di cambiare rotta. Oggi è il tempo della normalità del demansionamento, della precarietà, degli orari iper-flessibili, del salario discrezionale per i datori di lavoro (gestione per es. dei call centers), della mancanza di garanzie e di tutele dei lavoratori e delle fasce più deboli e fragili, esplicitato in concreto dal Job’s Act..

 

Sulla sinistra.  La sinistra ha commesso gravi e forse irreversibili errori e non ha un progetto minimale, non è stata in grado di controllare e arginare la deriva delle situazioni e il PD ha tradito. Anche le forme di massimalismo e di minimalismo (extra-sinistra e socialisti) non sono servite. Occorrono riforme di struttura, secondo la visione di Ingrao, di Riccardo Lombardi e prima ancora, di Gramsci. Sta dominando l’ individualismo, anche tra i giovani, i rapporti di concorrenzialità rispetto alle opportunità di lavoro non permettono la coesione di questa generazione all’ interno di un progetto politico condiviso. La “sinistra” che in passato era fonte di speranza e di spinta ideale per i soggetti meno garantiti e più socialmente deboli, non suscita più entusiasmo e fiducia.

 

Sui giovani: si è messo in evidenza il cammino di Corbyn e la sua coerenza politica, che ha coinvolto fortemente la categoria dei giovani e si è, di concerto, considerata l’ esperienza della nascita del PCI da parte di intellettuali giovani e determinati, a partire da Gramsci con il suo “Ordine Nuovo”. In proposito appare necessario costruire un movimento culturale, con strumenti di divulgazione e di informazione per un’ educazione regolare e costante della categoria dei giovani. A sinistra bisogna finalmente smetterla di litigare e fare fronte comune, perché si tratta, quella della prossima primavera, forse, dell’ ultima battaglia possibile.

 

Sulla Legge Elettorale: è emblematico, attraverso questa Legge Elettorale voluta dai quattro Partiti, il progetto di una Grossa Coalizione sul modello tedesco.

 

Sul Lavoro: Si è riconosciuta la priorità del lavoro per i giovani, un lavoro dignitoso, non precarizzato, stabile, al fine di consentire progetti e prospettive di vita. Anche l’ automazione diventa un fatto problematico rispetto all’ occupazione tanto che appare difficile immaginare ciò che sarà la società nei prossimi decenni. Bisogna ridistribuire il lavoro che c’è, ridurre l’orario di lavoro e organizzare il lavoro in modo del tutto nuovo. Quando pensiamo al lavoro noi intendiamo lavoro retribuito, dipendente o autonomo che sia. Ma retribuito. Esiste anche un altro tipo di lavoro: quello non retribuito, cioè lavoro domestico, lavoro di cura verso i bambini, i malati, gli anziani, il volontariato, lo studio, i corsi di formazione, ecc.

Esiste anche il problema dei redditi bassissimi che non garantiscono una vita dignitosa. Il tema del lavoro si intreccia con il tema di un reddito che permetta a tutti di avere un tenore di vita dignitoso.

Mettendo insieme tutti questi elementi (la crescita che non porta occupazione, la crescita che è dannosa alla salute del pianeta, il lavoro retribuito e quello volontario che hanno la stessa dignità, il lavoro che deve essere un diritto per tutti e che tutti hanno diritto ad un tenore di vita dignitoso) scaturisce la necessità di una organizzazione della società veramente diversa. Il modo più efficace per raggiungere questi obiettivi sarebbe quello di assicurare a tutti una quota di reddito pari al minimo vitale, che si potrebbe definire come “Reddito minimo universale”.

 

Alcuni  Punti programmatici fondamentali:

  • il problema dell’ ecologia, della protezione ambientale e degli interventi per garantirne la fattibilità; si deve fare il conto anche con la questione ecologica: secondo gli studiosi il nostro pianeta non è in grado di sostenere all’infinito l’attuale consumo di risorse: non solo non è tollerabile continuare con l’attuale alto livello di consumi, ma bisogna diminuirli. Il tema endemico dell’ inquinamento ambientale, delle discariche abusive deve essere ritenuto di primaria importanza.
  • combattere l’ evasione fiscale che ammonta a 250 miliardi e che esprime un vero e proprio contropotere; il fisco deve essere visto in modo nuovo. Il recupero dell’evasione sarebbe sempre un obiettivo valido. Ma bisogna immaginare imposizioni fiscali su patrimoni ed eredità, di carattere progressivo come indicato nella Costituzione. Dobbiamo far capire ai cittadini che la riduzione fiscale è un inganno verso i meno abbienti. Dobbiamo far capire che il fisco serve a pagare i beni comuni ed a ridistribuire il reddito. Non si può trascurare il problema delle transazioni finanziarie, su cui occorre operare un severo controllo e un’ adeguata tassazione. Si ritiene altresì l’ opportunità di una reintroduzione dell’ IMU sulla prima casa, con una franchigia sulla tassazione per le abitazioni di limitato valore commerciale.
  • Sul progetto di programma inerente al “Lavoro”: si può fissare una sintesi di proposte concrete per il medio periodo: diminuire (o almeno non aumentare più) l’età pensionabile; disincentivare gli straordinari; ripristinare l’articolo 18; disincentivare i contratti di lavoro che portano precarietà, adottare misure per un salario minimo; cominciare ad attuare l’ ipotesi del reddito minimo universale. Il tutto sorretto da robusti interventi sul fisco.
  • Occorre assolutamente rimettere in discussione e avviare la ri-negoziazione dei trattati con l’ Europa a tutti i livelli, che si sono rivelati, soprattutto negli ultimi anni e in concomitanza con il perdurare con la crisi produttiva e recessiva, dei veri e propri cappi al collo della prassi politica e di riflesso per la cittadinanza, a cominciare dalle fasce meno garantite e più inermi.
  • E’ assolutamente necessario mettere mano alla buona gestione del Sistema Sanitario Nazionale per garantire a tutti prevenzione e cure adeguate e tempestive, al fine di evitare che il SSN continui ad essere uno strumento lucrativo a sempre maggior favore delle aziende private il cui accesso tende ad escludere le fasce più povere dalle necessarie prestazioni.

 

Sulla Lista : Rispetto alle candidature di una Lista per le prossime Elezioni Politiche si fa notare che è bene che non siano tutti giovani e inesperti, com’ è avvenuto per il m5s: occorre conciliare il rinnovamento con l’ esperienza.

No comunque alle vecchie cariatidi.

 

Sulla scuola: Appare doveroso sostenere l’ abrogazione della famigerata Legge 107. Il sistema scuola, infatti, è necessario sia cambiato: la Legge della “Buona scuola” trasforma i docenti in impiegati funzionali e consente, con i progetti di scuola-lavoro lo sfruttamento degli studenti senza dare loro né esperienza né competenze nuove.

 

Sul “bisogno” di Utopia e di Speranza.

Bisogna nutrirsi di Utopia o di utopie concrete che possano tradursi in idee, trasformando l’ infelicità in una realtà di “mondo” migliore. Si propongono 5 idee essenziali: la socialità, contro individualismo e competizione; l ‘ uguaglianza, non omologazione, ma nel senso di uguale possibilità,  nella concezione della libertà come valore sociale; la democrazia economica, in quanto il lavoro non deve essere strumento di oppressione e di controllo delle persone, affermando la centralità dell’ uomo (riferimento agli esodati come espressione della ferocia del sistema); la felicità, che deve essere un valore politico, secondo la visione di Aristotele, per il quale lo Stato nasce per consentire di vivere una vita felice; la bellezza con un riferimento specifico alla natura e all’ ambiente, ma anche al contesto urbano e ai fenomeni attuali (l’ esperienza metamorfica del centro di Riace).

Non si deve comunque rinunciare alla speranza. Dovremmo lasciare ai giovani un mondo diverso e migliore, diverso da ciò che è oggi e in questo ci si deve credere. Altrimenti non saremmo “sinistra”, ma conservazione, riformismo, cultori di questa attuale deriva economica, sociale e politica, inaccettabile e non condivisibile. Dobbiamo coltivare, nella desolazione del presente, il sogno di una società trasformata e di un mondo migliore, creando delle condizioni diverse di vita, di relazione, di uguaglianza, di democrazia e di giustizia. E’ per queste ragioni e nel nome di un futuro possibile, che deve nascere una sinistra nuova, una sinistra che non c’è ancora, una sinistra necessaria. E dobbiamo giocare questa partita fino alla fine, per segnare discontinuità e iniziare una nuova storia.

Conclusione

L’ esigenza attuale e reale a sinistra, è quella di un Partito politico ben strutturato. Per ottenere questo obiettivo essenziale c’è bisogno di speranza e di fiducia. Occorre pensare in un modo nuovo, come vedere in”questo” tavolo, un coccodrillo, cioè credere di poter riuscire a trasformare ciò che nella normalità si ritiene sia intrasformabile. La realtà deve diventare un punto di partenza per costruire un progetto che sia in discontinuità con quelli correnti, fondati sulla conservazione e sul riformismo. La sinistra non può continuare ad essere una longa manus dei poteri forti contro gli interessi delle persone più deboli, fragili e meno tutelate, contro gli ultimi e i poveri. Per quanto concerne il tema del lavoro e le sue implicazioni e ricadute sociali, si deve analizzare l’ evoluzione-involuzione delle rivoluzioni industriali che si sono succedute e pensare a porre oggi al centro del tutto, la persona, con i suoi diritti, i suoi bisogni  e la sua dignità.

 

 Report assemblea Cuorgnè (TO)

2017-11-09T07:35:45+00:00 novembre 9th, 2017|Report|