Bologna. Report dell’assemblea “la città che c’è e quella che vorremmo”

Cosa è successo a Bologna e in Emilia Romagna? La domanda è risuonata più volte, ieri, durante l’assemblea programmatica, una delle 100 piazze che stanno costruendo il programma per l’Alleanza popolare di Tomaso Montanari e Anna Falcone. Quella svoltasi a Bologna – La città com’è e come la vorremmo – era dedicata ai temi dell’urbanistica e in essa si è misurata la distanza fra le politiche urbane che dalla metà degli anni ’60 hanno reso la città felsinea un modello da imitare in Italia e all’estero e la realtà odierna. I molti interventi dell’assemblea hanno raccontato una città in cui si moltiplicano le operazioni speculative e le opere costose ed inutili (Prati di Caprara, Cirenaica, No people mover). Si tratta di fenomeni che interessano l’insieme dei nostri territori, delle nostre città. Fenomeni sintomo di un cattivo governo della città a livello nazionale. Causa prima è il dilagare della così detta urbanistica contrattata, ovvero sia la resa dell’amministrazione pubblica che, priva ormai di capacità di governo, si adegua, in modo sempre più rinunciatario, ai progetti presentati da privati che perseguono i propri interessi speculativi.

Intere aree della città hanno così cambiato volto, gli spazi pubblici mano mano ridotti o privatizzati, mentre le fasce socialmente più deboli ne venivano espulse: è il fenomeno della gentrification, che il turismo dei nostri centri storici ha contribuito ad accrescere. Una “pulizia sociale” che ha ricevuto la sua sanzione politica e normativa con il daspo urbano emanato a febbraio dal ministro Minniti.

Per contrastare questa deriva, ovunque in Italia sono sorti comitati e associazioni e stanno nascendo modelli di rigenerazione e riqualificazione dal basso (fra i presenti di ieri planimetrie digitali, xm24, Labas ) e assieme proposte legislative radicali contro abusivismo e consumo di suolo, per il rilancio dell’edilizia pubblica che, sola, può calmierare il drammatico disagio abitativo di centinaia di migliaia di famiglie. E ancora per un concetto di accesso che superi quello di mobilità e per una vera politica di prevenzione antisismica.

Ancora una volta è stato ribadito che l’unica vera grande opera di cui ha bisogno il paese è un programma a vasto raggio di manutenzione del territorio.

E assieme l’Assemblea ha fortemente ribadito la necessità di una radicale inversione di rotta perché si possa attuare quel diritto alla città che significa certo diritto ad una casa dignitosa e sicura, ma non solo, ai servizi adeguati, dall’accesso con mezzi pubblici agli spazi pubblici, al verde. E al patrimonio culturale, anch’esso bene collettivo e bene di tutti.

L’assemblea bolognese si candida a diventare – all’interno dell’Alleanza – il punto di riferimento per i temi dell’urbanistica e governo del territorio a livello nazionale, attraverso altre iniziative che saranno programmate nei prossimi mesi: costituzione a Bologna di un centro studi e documentazione delle politiche urbanistiche, un sito web, incontri e seminari….

2017-11-15T10:45:54+00:00 novembre 12th, 2017|4 - Sviluppo sostenibile, 9 - Beni comuni, Proposte, Report|