Taranto. Contributo programmatico

CONTRIBUTO PROGRAMMATICO DELL’ASSEMBLEA SVOLTASI A TARANT0
Il percorso avviato lo scorso 18 giugno al teatro Brancaccio attraversa un momento decisivo.
Negli ultimi mesi migliaia di donne e di uomini si sono mobilitati in tutta Italia, in decine di assemblee, per costruire un’alternativa politica ed elettorale alle “tre destre”. Oggi quel lavoro deve avviarsi verso uno sbocco conclusivo: l’elaborazione di un programma condiviso, l’individuazione di candidature all’altezza della sfida che abbiamo di fronte. Queste sono le stesse priorità individuate da Anna Falcone e Tomaso Montanari nelle scorse settimane. Questi restano per noi gli assi fondamentali del percorso che dovrà dare vita a una lista di sinistra per le prossime elezioni politiche. Tutte le decisioni fondamentali dovranno essere prese nelle assemblee. Una premessa di metodo è quindi necessaria per i passaggi che ci attendono.
L’iniziativa di giungo si intitolava “Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza”: la democrazia deve essere quindi al centro della nostra pratica, e le decisioni vanno prese secondo il principio “una testa, un voto” dopo aver stabilito regole precise.
Date queste premesse, accordi calati dall’alto vanno considerati irricevibili. A nessuno in questi mesi è mai stata preclusa la partecipazione alle assemblee: chiunque voglia avanzare una qualunque proposta che riguardi il piano programmatico o le alleanze può liberamente farlo, a prescindere dalla sua appartenenza (o meno) a questo o quel partito di sinistra. Ma nessuno può chiedere alle assemblee di ratificare accordi presi in separata sede secondo logiche verticistiche.
In questo modo non si arriverà mai a una reale unità, ma si continueranno a replicare le catastrofiche esperienze del passato. La ricostruzione della Sinistra in Italia passa attraverso un’ampia discussione politica che consenta di superare anni di separazioni e diffidenze reciproche. Chi pensa di poter abbreviare la strada attraverso scorciatoie improvvisate condanna il frastagliato mondo della sinistra all’irrilevanza perpetua.
Il metodo è strettamente legato al merito. Alla democrazia radicale deve corrispondere una radicale alternativa nelle proposte politiche. Va preso atto che dal 2011, col governo Monti, il Partito Democratico ha sistematicamente sostenuto politiche che hanno aggravato la condizione dei lavoratori, hanno prodotto la perdita di una parte significativa della base produttiva nazionale, hanno determinato lo smantellamento di pezzi importanti di servizi sociali. Una Sinistra che voglia rispondere ai bisogni della gente comune non può non partire da una critica serrata di quella lunga stagione in cui i gruppi dirigenti del centrosinistra si sono resi
corresponsabili delle politiche neoliberiste che hanno prodotto disoccupazione, disuguaglianza e povertà.
Abolire i trattati ratificati in quella fase, a partire dal Fiscal compact, è una priorità assoluta.
Senza margini di bilancio non si potranno mai attuare piani di investimenti pubblici che rispondano alle necessità più urgenti degli italiani: il lavoro, la casa, l’istruzione, la tutela della salute e dell’ambiente. E non si potrà rilanciare il ruolo dello Stato in economia, quanto mai necessario in una fase di rapidi mutamenti che stanno stravolgendo assetti consolidati da decenni.
Chi considera centrali gli interessi dei lavoratori deve porre in cima alla sua agenda l’abolizione della Riforma Fornero. Gli effetti nefasti di quel provvedimento sono sotto gli occhi di tutti: milioni di giovani disoccupati e altrettanti anziani costretti a lavorare. Il tempo di lavoro va invece ridotto per garantire una redistribuzione dell’occupazione. E ancora, è necessario rottamare il Jobs Act e approvare quella Carta universale dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori per la quale sono state raccolte più di un milione di firme e che giace in Parlamento da oltre un anno.

 

 

SCHEDA-PROPOSTA-PROGRAMMATICA-ASSEMBLEA

2017-11-12T09:00:58+00:00 novembre 12th, 2017|4 - Sviluppo sostenibile, Proposte|