Lo studio dei Potenziali Evocati Visivi (PEV) è una metodica elettrofisiologica fondamentale per lo studio e la diagnosi delle patologie a livello del nervo ottico, delle vie ottiche e della corteccia visiva.
I PEV registrano le variazioni del potenziale elettrico cerebrale a seguito di uno stimolo visivo che può essere costituito o da una scacchiera di quadrati bianchi e neri che si invertono con frequenza regolare (PEV da pattern) o da un flash di luce bianca (PEV da flash).
In che cosa consiste l’esame dei Potenziali evocati visivi?
La preparazione del paziente consiste nel applicare sul cuoio capelluto degli elettrodi con del gel elettroconduttivo, a livello delle regioni occipitali, cioè in corrispondenza della corteccia visiva che è quella deputata a raccogliere informazioni visive che provengono dalla retina.
Davanti al paziente viene poi posizionato un monitor che rappresenta una scacchiera di quadrati bianchi e neri che si alternano con una frequenza di 1 ciclo al secondo e al paziente viene chiesto di fissare un punto fermo al centro della scacchiera prima con un occhio e poi con l’altro. Questo permette di registrare le variazioni dell’attività elettrica cerebrale che vanno a formare un’onda, chiamata N20, le cui caratteristiche (ampiezza e latenza) vengono poi analizzate dallo specialista e danno informazioni utili sull’integrità delle vie visive.
Nel caso di pazienti non collaboranti o con una grave ipovisione. i PEV vengono registrati con la stessa metodica ma somministrando uno stimolo costituito da un flash invece che della scacchiera.
L’esame dura pochi minuti, ed è assolutamente indolore, non invasivo e privo di controindicazioni.
Spesso insieme ai PEV si registra anche l’elettroretinogramma (ERG), un altro esame elettrofisiologico con il quale viene misurata l’attività elettrica della retina in seguito alla stimolazione con i flash luminosi. Con l’ERG l’oculista può valutare se il difetto è nei coni (che permettono la visione centrale a colori) o nei bastoncelli (che sono più attivi ai margini del campo visivo e quando c’è poca luminosità)
Quando è necessario eseguire lo studio dei PEV?
L’ utilizzo dei potenziali evocati è diffuso sia in ambito neuroftalmologico che neurologico.
In ambito neuroftalmologico i PEV sono utili in quelle situazioni in cui a causa dell’opacità dei mezzi diottrici (come ad esempio nella cataratta), non è possibile l’osservazione della retina e del nervo ottico. Oltre a questo è un esame utile nell’evidenziare in maniera precoce, come spiega anche il dott. Dario Severino oculista a Pisa, le patologie chiasmatiche, retrochiasmatiche e quelle che compromettono la funzione maculare. I Potenziali Evocati Visivi sono inoltre utili quando si rende necessaria una diagnosi differenziale tra patologie del nervo ottico e patologie della retina.
In ambito neurologico invece è ampiamente utilizzato in patologie come la sclerosi multipla, deficit campimetrici e nelle malattie neurodegenerative.