Brand naming: cos’è, come si fa e perché è importante

Il processo di denominazione del marchio, noto come brand naming, è la fase creativa in cui viene scelto un nome che identifichi un’azienda, un servizio o un prodotto.

La selezione del nome non è un aspetto da sottovalutare, in quanto questo deve risultare memorabile, essere associato a esperienze positive e attrarre il target di riferimento.

Questa attività, inserita nel contesto del copywriting creativo, non segue regole rigide, ma è guidata soprattutto dalla creatività.

Esistono comunque delle linee guida generali che risultano utili in questa fase e che consentono di risparmiare tempo prezioso.

A cosa serve il brand naming

In passato, il nome di un marchio era spesso quello del suo fondatore (basti pensare a marchi come Ferrari, Ferrero, Armani o Disney).

Solo successivamente, con l’aumento della concorrenza e la frammentazione del mercato, si è compreso che un nome originale poteva conferire quel tocco distintivo in più.

Attualmente, molti esperti di marketing concordano sul fatto che le basi del successo commerciale risiedono in gran parte nella scelta del nome, considerandolo un elemento fondamentale per il lancio e l’identità di un marchio.

Non solo, individuare il giusto nome è indispensabile, come spiega questo articolo su come salvaguardare logo e simboli aziendali in contesto commerciale,

per smarcarsi dalla concorrenza e costruire una presenza forte e duratura sul mercato.

Come fare brand naming

Il brand naming è un processo lungo e complesso, fatto di continue prove e tentativi.

I creativi attingono spesso da elementi provenienti da diverse discipline come la semiotica o la psicologia e li mischiano a spunti presi da film, programmi televisivi o libri.

Ma quali sono le diverse fasi del processo di naming?

Analisi

La fase iniziale del processo è focalizzata sull’analisi approfondita degli obiettivi di branding.

Si indaga su cosa si desidera comunicare, sulla unique selling proposition e sul target di riferimento.

Spesso, in questa fase, le agenzie sottopongono al cliente un questionario che contiene domande mirate in base alle sue esigenze specifiche.

L’utilità del questionario è di iniziare a delimitare il campo di lavoro: una base solida su cui sviluppare idee e progetti in linea con gli obiettivi prefissati.

Studio dei competitor

Successivamente, si procede con lo studio dei concorrenti già presenti sul mercati, analizzando i trend del settore e raccogliendo informazioni dettagliate per comprendere tutti gli aspetti collegati al prodotto o al servizio.

L’obiettivo di questa fase è individuare un nome originale attingendo dalle diverse categorie di nomi esistenti: denotativi, connotativi, evocativi, inventati, acronimi e personali (come nel caso dei marchi visti nel paragrafo precedente).

Per conoscere le caratteristiche dei diversi tipi di nomi, consigliamo di leggere questo approfondimento.

Creatività

Entriamo adesso nella fase maggiormente creativa, in cui ogni copywriter adotta un metodo personale affinato nel corso del tempo e attraverso l’esperienza.

Generalmente, il nome di un brand dovrebbe possedere le seguenti caratteristiche:

  • Brevità;
  • Pronunciabilità;
  • Comprensibilità;
  • Memorabilità;
  • Originalità;
  • Creatività;
  • Traducibilità.

La presenza di questi elementi garantiscono che il nome sia efficace, impattante e in grado di rispondere alle esigenze del target di riferimento.

Mappe mentali

Per concludere, si procede con la creazione di mappe mentali, nelle quali si annota su un foglio con parole associate al prodotto o servizio, in particolare quelle emerse dal questionario.

La finalità è di stabilire connessioni tra di loro, aggiungendo ulteriori idee e ispirazioni.

È un processo molto lungo, che può durare anche diversi giorni, e che può essere paragonato al lavoro dello scultore che rimuove gradualmente il marmo per far emergere la forma desiderata.