Dopo l’assemblea del Brancaccio: le responsabilità e le iniziative sul territorio

L’assemblea del 18 giugno al Brancaccio indetta da Anna Falcone e Tommaso Montanari costituisce finalmente un fatto nuovo per la sinistra in Italia. E’ stata un successo, nei numeri e nella partecipazione, tanto da costringere centinaia di persone a rimanere fuori.

Ma è stata importante anche perché abbiamo sentito affermazioni rilevanti che rappresentano un punto di partenza determinante.

Abbiamo sentito parole pesanti come pietre “Occorre rovesciare il tavolo della sinistra, per tornare a guardare le cose dal punto di vista di chi è caduto a terra: non da quello di chi è garantito”, parole che collocano questo processo senza incertezze dalla parte giusta del mondo”.

Abbiamo finalmente sentito un giudizio chiaro sul centrosinistra “È ai governi di centro sinistra che dobbiamo lo smontaggio sistematico del progetto della Costituzione.”

“Quando è stato chiaro che ciò che pure si continua a chiamare ‘sinistra’ sarebbe stata sotto il controllo di una oligarchia senza alcuna legittimazione dal basso, e intimamente legata al sistema, abbiamo detto: ‘basta’. Se l’unica prospettiva della sinistra era tornare ad allearsi, in qualunque forma, al Pd di Matteo Renzi, ebbene noi non avremmo nemmeno votato.”… “Quando noi diciamo che è finita la stagione del centro sinistra, diciamo che bisogna rompere con tutto questo: bisogna rompere con una sinistra alla Tony Blair, che fa il lavoro della destra. Con un Renzi indistiguibile da Berlusconi.”… “Deve essere chiaro che la rotta è invertita. Che la rotta è diametralmente opposta a tutto questo.”

Le parole hanno incontrato, ed è stato l’aspetto più positivo, un chiaro comune sentire dell’assemblea, paradossalmente confermato dalle contestazioni a chi ancora è stato interpretato come ambiguo nelle scelte e nelle posizioni e di chi ha lamentato una esclusione nella possibilità di intervenire. Sul giudizio sulle politiche di destra, neoliberiste, praticate dai governi che si sono succeduti. Sulla necessità di fare lotte comuni, reali forti. Contro la precarietà, per l’accoglienza, per rispristinare un reale diritto alla salute.

Abbiamo sentito che si vuole costruire una vera ‘azione popolare’. E le caratteristiche di questa azione popolare sia nell’apertura di Tomaso Montanari sia nelle conclusioni di Anna Falcone, sono molto nette: una sinistra autonoma dal Pd, estranea in partenza alla prospettiva del centrosinistra.

Naturalmente ci sono stati anche problemi e momenti di incomprensione che possono essere risolti se si darà corso al progetto partecipato, innovativo e trasparente che è stato prefigurato.

La possibilità che il processo che si apre cresca e conquisti sta esattamente in quello che si mette in gioco, in chi si mette in campo. Falcone e Montanari hanno parlato della “costruzione dei luoghi per decidere”. Si è parlato di “percorsi dal basso, di assemblee, di censimento e raccolta delle energie disponibili, di una carovana che attraversi l’Italia per definire insieme progetto, programma e regole per convivere e lavorare insieme”.

Questa è la responsabilità da assumersi. Questo è il terreno su cui intendiamo muoverci.

L’Altra Europa con Tsipras

2017-09-27T13:51:43+00:00 giugno 21st, 2017|news, Report|