Napoli. Proposta programmatica sulle migrazioni

LE MIGRAZIONI DALLE POLITICHE LIBERISTE ALLE POLITICHE PER LE PERSONE

Nel corso del 2017 abbiamo assistito ad un arretramento nelle politiche e nel discorso pubblico sul tema delle migrazioni superiore alle aspettative più pessimistiche.
Gli stranieri in Italia sono ormai nel sentire comune un problema di ordine pubblico e vengono legati al rischio terrorismo.
Alcune vertenze come quelle che erano al centro della campagna Ero Straniero (riforma della Bossi Fini, introduzione dello sponsor per gli ingressi ecc.) o la legge sullo jus soli (sia pure estremamente temperato) sono ancora oggi sottovalutate da larga parte della sinistra oltre che osteggiate dal governo.
I comportamenti e le scelte reazionarie e razziste di Minniti sono state al centro delle cronache estive e hanno mietuto consensi.
Criminalizzare le ONG, enfatizzare la sindrome dell’invasione, accordarsi con le bande libiche per segregare i migranti respinti, sono state scelte sostenute dalla maggioranza della stampa ed hanno aperto il campo ad una incessante campagna elettorale costruendo il consenso sulle paure e sugli egoismi sociali che dilagano nel paese impoverito e dilaniato dalla crisi. E il consenso è venuto da una certa stampa apparentemente progressista oltre che da parte di tutte le varie sfumature con cui si presenta la destra, ivi compreso il movimento 5 stelle.
La manifestazione nazionale del 21 ottobre pur non essendo stata sostenuta da molte forze di matrice sindacale e politica, ha riscosso un buon successo. Ma sembra oramai passata una eternità dal 7 ottobre del 1989, data della prima grande manifestazione nazionale antirazzista.
Il clima generale è cambiato. Le chiusure, le paure, la diffidenza, gli egoismi stanno prevalendo.
Sul versante degli italiani che espatriano ci si accorge in ritardo del fenomeno, che fino ad un certo punto è stato dimenticato per nascondere le responsabilità delle mancate politiche di sviluppo economico, lavoro, servizi sociali in un paese dove non esistono mobilità sociale ed opportunità per i giovani.
Si torna a parlare di lavoro che viene svolto dai migranti al posto dei nativi, quando invece per un laureato del sud è più conveniente servire in un MacDonald di Berlino che di Cosenza, anche grazie alle garanzie di stato sociale ed opportunità occupazionali più ampie. Anche parlare di emigrazione intellettuale è una “bufala”, perchè non sono solo i giovani prevalentemente scolarizzati che emigrano ma anche i respinti dal mercato del lavoro (non necessariamente under 30). In questo contesto è chiaro che le migrazioni sono uno degli aspetti del liberismo e del suo modo di governare il mercato, la società, i conflitti.
Occorre andare oltre gli slogan e pensare ed avanzare proposte concrete.
MODI, TEMPI E RISORSE PER LA REALIZZAZIONE
Per costruire una società accogliente nell’immediato occorre riaprire la programmazione dei flussi e stabilire canali umanitari per gli arrivi. Un’apertura che non sia vincolata a quote prestabilite, bensì alla possibilità di accedere legalmente attraverso canali di ingresso non rigidamente vincolari al funzionamento del mercato del lavoro, attraverso i quali sia possibile accedere per ricerca di lavoro anche tramite sponsor e che riconoscano le abilità nella direzione della inclusione sociale e culturale dei migranti.
Una modalità di proposta in tal senso passa sicuramente attraverso l’iniziativa di legge popolare di abolizione della Bossi – Fini (Ero Straniero) ma richiede anche il drastico superamento dei decreti Minniti Orlando e deve essere uno dei perni di una campagna elettorale che non ripudi ma assuma tali temi come prioritari ribaltando il paradigma securitario e escludente, di stampo liberista.
Occorre poi un governo dell’accoglienza che superi la concezione emergenziale attuale e coinvolga le collettività locali, rivitalizzando il territorio e recuperando l’agricoltura e le produzioni locali di qualità. Bisogna immaginare un nuovo modello produttivo in cui l’economia della solidarietà prenda il posto dello sfruttamento, in cui le produzioni valorizzino le risorse dei territori, recuperandone il dissesto, risanando l’ambiente, salvaguardando le bellezze artistiche e architettoniche. Ma questo sarà possibile solo se le politiche dell’immigrazione si concepiscono come un tassello delle politiche di sviluppo e benessere, scardinando le clientele industriali e le rendite di posizione del potere economico consolidato. In questo senso, si propone di riconvertire la spesa oggi destinata alla reclusione ed al respingimento dei migranti in investimenti di risorse da mettere a disposizione degli enti locali per progetti di sviluppo e rigenerazione urbana, coinvolgendo attivamente i beneficiari delle strutture di accoglienza esistenti.
Un nuovo modello di società inclusiva e accogliente che, a partire dal modo di lavorare e produrre, da un protagonismo del territorio sia in grado di ricomporre e unire una generazione di nativi e migranti. Persone e non braccia.
In definitiva si tratta di definire un nuovo paradigma: tutte le migrazioni sono il frutto del liberismo imperante che assegna ruoli e compiti finalizzati allo sfruttamento delle persone. Il compito nostro è proporre un nuovo modello di produzione e di modalità di lavoro spostando verso il basso il luogo della decisionedel D.lgs. 196 del 30 giugno 2003 e successive modificazioni.

Napoli proposta programmatica migrazioni

2017-11-01T11:35:23+00:00 novembre 1st, 2017|2 - Diritti e welfare, 6 - Democrazia, Proposte|